Affluenza gonfiata attraverso 2800 schede bianche inesistenti? Dopo il caso Napoli, anche le primarie a Roma finiscono nell’occhio del ciclone. Il Pd avrebbe manipolato il dato inserendo valori virtuali per mascherare la scarsa partecipazione, un gesto trasformatosi in un boomerang: questa la denuncia di un dirigente dem su Il Messaggero. Dalla sede del Pd Lazio a Roma, dove sono confluiti i dati di ogni singolo seggio, non dicono nulla. E scaricano la patata bollente a Fabio Melilli, presidente del comitato promotore primarie a Roma e segretario del Pd Lazio: “ I dati disaggregati potrà darli alla stampa lui se vuole, sì abbiamo fatto il calcolo qui”, afferma il tesoriere Daniele Palmisano, che però svela la cifra incassata con i due euro di ogni elettore: “104mila euro. Il Pd ha dunque incassato ottomila euro in più rispetto ai 47mila elettori registrati”.  L’incasso non aiuta però a chiarire i dati reali dell’affluenza. Bocche cucite ai circoli e da parte dell’ufficio stampa nazionale. Nessuno sa nulla: “Troverete tutto sul sito”. Impossibile riuscire a contattare i dirigenti del partito, ed il commissario del partito romano e presidente dem Matteo Orfini. Le schede bianche e nulle risultano essere l’otto per cento dei 47mila voti romani. Un dato anomalo se paragonato a quello del 2013, appena il 2,7%, quando gli elettori ai seggi erano il doppio. “Servono regole per le primarie”, dice Ileana Argentin, deputata Pd e a capo del comitato promotore per Giachetti sindaco, che aggiunge: “I dirigenti del partito stanno sottovalutando i problemi”. “Orfini nasconde la polvere sotto il tappeto. Invece di ammettere un calo della partecipazione hanno manipolato il dato. Le schede bianche usate per gonfiare i dati dell’affluenza? Se confermato si tratterebbe di un tentativo ridicolo”, è l’accusa di Marco Miccoli, deputato dem ed ex segretario del Pd di Roma