Indagato per diffamazione aggravata a causa di una frase omofoba. Il consigliere regionale della Lega Nord in Liguria Giovanni De Paoli è accusato di aver detto a margine di una seduta della commissione: “Se avessi un figlio gay lo brucerei in un forno”. L’interessato però ha sempre sostenuto di aver pronunciato la frase in senso negativo: ‘Non lo brucerei in un forno”. Il sostituto procuratore Patrizia Petruziello lo ha iscritto dopo l’esposto presentato dal Comitato per gli immigrati e contro ogni forma di discriminazione. La decisione della procura di Genova crea un precedente e “apre la strada” ad altri esposti nei confronti di politici per affermazioni omofobe. L’iniziativa giudiziaria nasce dall’esposto che Aleksandra Matikj, Presidentessa del Comitato per gli immigrati e contro ogni discriminazione di Genova, aveva presentato pochi giorni dopo l’esternazione del De Paoli, avvenuta nel corso di una seduta della commissione regionale sulla famiglia. “Visto che non esiste nell’ordinamento italiano una legge specifica”, ha commentato l’avvocato dello studio Gay-Lex di Bologna Cathy La Torre, “la procura ha deciso di estendere l’applicazione delle legge Mancino, che prevede l’aggravante per le dichiarazioni razziste anche a quelle omofobe. Questa è la prima volta ed è un aspetto molto importante. Visto che in Italia manca una legge specifica non siamo mai riusciti a chiedere che venisse indagato un politico che offende una intera categoria. E’ una rivoluzione“.

L’esposto da cui ha preso il via l’inchiesta era stato presentato ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione e della legge n. 205 del 2003 (c.d. Legge Mancino) e dell’articolo 595 (diffamazione) del codice penale. “La presunta esternazione del consigliere – avevano scritto gli avvocati Cathy La Torre e Michele Giarratano – avviene in un contesto in cui gli episodi di cosiddetta ‘omofobia’ sono in continua crescita e la categoria delle persone gay, lesbiche e transessuali non gode di alcuna specifica protezione legislativa, come invece si richiederebbe attraverso l’estensione della legge Reale-Mancino anche ai reati commessi in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della persona offesa”. “Appare evidente – concludevano i legali – come l’assenza di una normativa specifica sul tema abbia ingenerato la credenza che ‘tutto sia possibile’, ovvero che anche politici, rappresentanti delle istituzioni, rappresentanti di culti religiosi, personaggi pubblici possano liberamente offendere, diffamare e arrecare gravissimo nocumento a un’intera categoria di persone”.