Due blitz all’Università di Bologna dei collettivi dopo che nei giorni scorsi hanno contestato il docente Angelo Panebianco per i suoi articoli sul Corriere della Sera. Nella sede di Scienze Politiche in Strada Maggiore 45, un gruppo di attivisti ha fatto un mini corteo nei corridoi della facoltà per protestare contro i professori che hanno espresso solidarietà all’editorialista. In mattinata, poco distante in via Zamboni, alcuni membri del collettivo Cua hanno pedinato due guardie giurate che si occupano a Bologna della sorveglianza di uffici dell’università (“Nessun legame con il caso Panebianco”, ha specificato l’Unibo). Al grido di ‘fuori le ronde’ il collettivo ha impedito l’accesso ai vigilantes nella portineria e, secondo alcuni testimoni, c’è stato un lancio di uova.

Da metà febbraio il professore viene contestato per un suo editoriale sul Corriere della Sera in cui si è espresso a favore della guerra in Libia. I collettivi hanno interrotto una sua lezione e il 7 marzo è stato allestito una sorta di check point nel cortile della facoltà di Scienze politiche con tanto di sacchi di sabbia e filo spinato, oggi sono saliti ai piani superiori, dove si trovano gli uffici dei docenti.

Oggi gli attivisti hanno criticato i 1.400 docenti che hanno sottoscritto un documento di solidarietà a Panebianco e i cui nomi sono stati affissi ieri, dal collettivo, in una bacheca all’ingresso della facoltà. “Dopo aver fatto la guerra all’università, ora i baroni vogliono mandare l’università in guerra”, ha scritto l’Assemblea di Scienze Politiche su Facebook, dove ha anche postato il video del blitz. “Panebianco fa lezioni belliche, la casta solidarizza con lui, il rettore e i vertici di Scienze Politiche militarizzano l’università con la presenza permanente di Digos e agenti in borghese”.

Diverso il blitz in via Zamboni e lo scontro con le guardie giurate. La Procura, informata dalla Digos, ha annunciato che procederà per violenza privata. “Questo comportamento – ha detto il procuratore aggiunto Valter Giovannini – ha impedito a dei lavoratori di svolgere il proprio compito. Valuteremo velocemente quali decisioni adottare”. Il lavoro delle guardie giurate, aveva specificato l’ateneo, rientra nella decisione di estendere un servizio di sorveglianza già in essere da tempo, dovuta al fatto che sono stati segnalati episodi di microcriminalità (piccoli furti, armadi aperti) in diversi uffici. “Questa iniziativa non ha assolutamente nulla a che vedere con quelle messe in atto per la protezione al professor Panebianco, né con le iniziative in programma per la riqualificazione di via Zamboni. L’Ateneo non intende in alcun modo provvedere autonomamente alla propria sicurezza, al contrario intende ribadire che esiste un saldo e collaborativo rapporto con le forze dell’ordine”, aveva spiegato il prorettore vicario Mirko Degli Esposti.