Viviamo in un mondo sbagliato, si sa. Viviamo in un mondo finito inseguendo un benessere infinito. Non può durare. Non durerà. Ma in questo mondo sbagliato ci sono cose più sbagliate di altre. Tipo vestirsi di pelli e pellicce. Ma ancor di più, è sbagliato uccidere struzzi per ricavarne borsette. È quanto fanno, o per lo meno, fanno fare, ditte come Hermès o Louis Vuitton.

Un pollo allo spiedo o un cotechino non denunciano le condizioni di vita ed i metodi usati per uccidere gli animali. Lo stesso avviene per quelle borsette da passeggio dalla morbida pelle con tanti follicoli scuri che fanno bella mostra di se negli asettici negozi del lusso. Ma abbiate un po’ di immaginazione: esse grondano sangue. Ancora una volta è stata l’associazione animalista statunitense Peta a denunciare come vengono allevati gli struzzi, ma soprattutto come vengono uccisi gli struzzi, in Sud Africa, per rifornire le boutique del lusso. Ancora una volta, perché fu sempre Peta a girare un documentario sugli allevamenti di coccodrilli in Zimbabwe e di alligatori in Texas e la loro uccisione, sempre per rifornire Hermès.

Struzzi e coccodrilli uniti da uno stesso destino: quello di finire sgozzati e poi scuoiati. Cosa possiamo fare noi per fermare questa carneficina? Sicuramente un boicottaggio non avrebbe senso. Un ricco continuerà a comprare la borsetta in pelle di struzzo e la cintura in coccodrillo, anche sapendo cosa ci sta a monte. Non ci resta che indignarci, parlarne, diffondere la notizia. Come fa Joaquin Phoenix, vegano convinto, che ha girato per Peta un breve, appassionato filmato in cui denuncia queste ed altre barbarie perpetrate in nome dell’inutilità.

Ah, dimenticavo una postilla. In quella inqualificabile accozzaglia che è stato Expo 2015 lo Zimbabwe ha pubblicizzato nel proprio stand l’hamburger ricavato dalla carne di coccodrillo. “L’Italia è l’unico Paese dell’Ue in cui non si mangia ancora carne di coccodrillo. Grazie a Expo abbiamo potuto finalmente far provare questa nostra specialità”, ha dichiarato il console dello Zimbabwe, Georges El Badaoui. Senza parole.

ATTENZIONE. LE IMMAGINI CONTENUTE NEL VIDEO POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’