Il dramma dei pendolari sbarca in Parlamento. Con una mozione di Sinistra italiana, ispirata dall’ultimo Rapporto Pendolaria di Legambiente, che ha incassato il via libera della Camera. Impegnando il governo a promuovere “scelte coraggiose e mirate in termini di mobilità urbana ed extraurbana” per portare il trasporto ferroviario “agli stessi standard qualitativi europei”. Attraverso “un programma decennale di investimenti che preveda almeno 300 milioni di euro di risorse statali l’anno per l’acquisto di treni regionali”. Somma da recuperare revocando “le risorse impegnate per opere ‘faraoniche’ non più necessarie”, prosegue il testo, per destinarle “ad altri interventi, dalla manutenzione e messa in sicurezza della rete ferroviaria italiana, alla manutenzione delle principali infrastrutture di trasporto esistenti, al miglioramento dell’offerta di trasporto pubblico locale”.

CARO VECCHIO TRENO – L’obiettivo della mozione, sottolineano i proponenti (primo firmatario Franco Bordo), è la tutela della libertà di circolazione sancita dalla Costituzione. Diritto che, “sia pure con difficoltà”, l’Italia è riuscita finora a garantire. L’incognita, però, resta il futuro. “Gli attuali stanziamenti previsti in finanziaria e nel contratto di programma con Rete ferroviaria italiana, non devono pregiudicare in modo inevitabile l’esercizio di tale diritto, colpendo particolarmente le fasce meno abbienti della popolazione e i pendolari che sono da sempre costretti a subire le conseguenze di tale situazione”. Un rischio che, dopo anni “terribili per i circa tre milioni di pendolari che ogni giorno si muovono nel nostro Paese”, trova fondamento proprio nei numeri della Campagna Pendolaria di Legambiente. Un vero e proprio bollettino di guerra delle situazioni di maggiore disagio riscontrate soprattutto al Sud. “Le ragioni della drammatica situazione in cui vivono i pendolari nel nostro Paese sono chiare”, sentenzia la mozione. Con un’età media di 18,6 anni, i circa 3.300 treni in servizio risultano, innanzitutto, “troppo vecchi”. Non solo. “Dal 2010 a oggi, complessivamente, si possono stimare tagli pari al 6,5 per cento del servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all’auto, anche se con differenze tra le diverse regioni”. Insomma, treni troppo vecchi e troppo pochi. Ma non è tutto. “Tra il 2010 e il 2015 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 26 per cento in Calabria, 19 per cento in Basilicata, 15 per cento Campania, 12 per cento in Sicilia”. Il tutto mentre i prezzi schizzavano alle stelle. Il maggior aumento del costo dei biglietti è stato registrato in Piemonte “con +47 per cento mentre è stato del 41 per cento in Liguria e del 25 per cento in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento”. E se il trasporto pendolare “dovrebbe rappresentare una priorità delle politiche di governo”, sia per rispondere alla crescente domanda dei cittadini sia per incentivare l’uso di mezzi alternativi all’automobile con tutti i vantaggi che ne conseguono per l’ambiente, ad oggi, “un cambio di rotta delle politiche di mobilità ancora non si vede”. E, al contrario degli altri Paesi europei, “in Italia negli ultimi 20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato per l’acquisto di nuovi treni”.

LINEE DA INCUBO – Nella top ten delle 10 peggiori linee pendolari del 2015 elaborata da Legambiente, svetta la Roma-Lido di Ostia. “Il servizio ferroviario di questa linea suburbana gestita da Atac risulta totalmente inadeguato per i circa 100 mila pendolari quotidiani”, si legge nella mozione. L’elenco dei disservizi è lungo: “Corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, frequenze oltre i 40 minuti, convogli vecchi e sovraffollati spesso privi di aria condizionata, stazioni non presidiate”. Sul secondo gradino del podio la linea Alifana e Circumvesuviana. Continue le lamentele da parte dei pendolari che si muovono verso Napoli dal casertano “a causa di molteplici ritardi, soppressione di corse, ma soprattutto per la precarietà dei mezzi su cui viaggiano, privi di aria condizionata, con sediolini e carrozze antiquate e scarso servizio di pulizia”. Ma a Napoli rimane gravissima anche la situazione della Circumvesuviana, “una delle ferrovie più colpite dai tagli degli ultimi anni, con treni fatiscenti, vagoni stracolmi (ogni giorno 120 mila persone sulla linea) perché insufficienti per una tratta che collega Napoli con i quartieri e i comuni ad Est”. Al terzo posto la linea Chiasso-Rho. Prolungata in occasione dell’Expo, è utilizzata ogni giorno da quasi 50 mila pendolari che lamentano “frequenti ritardi e tempi di percorrenza paragonabili a quelli del secolo scorso”. Basti pensare che “per fare 60 chilometri si impiega oltre un’ora e mezza”. Solo nel mese di settembre sono stati “oltre 100 i ritardi collezionati, una media superiore ai 4 ritardi al giorno, anche nei weekend. Subito fuori dal podio la linea Verona-Rovigo, seguita dalla Reggio Calabria-Taranto; dalla Messina-Catania-Siracusa; dalla Taranto-Potenza-Salerno; dalla Novara-Varallo; dalla Orte-Foligno-Fabriano; e dalla Genova-Acqui Terme.

LOCOMOTIVA IN SALITA – Con 28,3 anni di media e l’84,7 per cento dei treni circolanti con più di 20 anni sulle spalle, è l’Abruzzo la regione con i convogli più vecchi in circolazione. Anche in Basilicata, dove l’età media è di quasi 24 anni, si registrano dati estremamente negativi. Non va tanto meglio in Puglia e in Sicilia (23 anni). In Lombardia, invece, la media è di circa 22 anni che scende però a 7,5 considerando i revamping. Cionostante, vista la grande quantità di pendolari, l’usura dei convogli incide sulla qualità del servizio, a cominciare dalla linea Milano-Lecco-Tirano. In Calabria i pochi treni in circolazione hanno oltre 21 anni di età. In Umbria la media scende a circa 20 anni, mentre in Sardegna scende a 19,5. “Ovviamente siamo soddisfatti per il via libera ottenuto dalla nostra mozione – commenta il primo firmatario Franco Bordo –. Un fatto positivo ma non ci fermiamo qui: ora è necessario che agli impegni facciano seguito i fatti”. A cominciare dagli investimenti. “Che in questo settore sono prioritari – insiste il deputato di Sinistra italiana –. Perché negli ultimi anni si è investito molto nell’alta velocità e poco o niente sulle linee dei pendolari”. Tra le priorità anche il potenziamento del trasporto merci su rotaia per ridurre quello su gomma. “E la detassazione degli abbonamenti – conclude Bordo – per le linee interregionali utilizzate dai pendolari già dalla prossima legge di Stabilità”.

 

Twitter: @Antonio_Pitoni