Lo scorso anno i rapporti di lavoro cessati a causa di un licenziamento sono stati 841.781, l’8,14% in meno rispetto al 2014. I dati sono contenuti nelle comunicazioni obbligatorie del ministero guidato da Giuliano Poletti, pubblicate sul sito lunedì. Il calo più consistente riguarda l’ultimo trimestre, con 243.206 licenziamenti, il 14,9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. A calare, stando alle comunicazioni inviate dalle aziende, sono stati soprattutto quelli degli uomini, in calo del 18,4%, mentre per le donne si sono ridotti del 9,3%. Sono invece aumentati del 29,3%, a 28.976, i pensionamenti, e dell’8,9%, a 382.575, le dimissioni. Giù del 21,3% (-5.397 unità) le conclusioni contrattuali per cessazione di attività. Quanto alle tipologie contrattuali, il 67,6% delle cessazioni ha riguardato i rapporti a tempo determinato, il 18,4% quelli a tempo indeterminato, il 7,3% le collaborazioni e l’1,2% gli apprendistati.

I Consulenti del lavoro hanno elaborato i dati del ministero per il periodo tra il 7 marzo, data di entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs act sul contratto senza articolo 18 per i nuovi assunti, e il 30 settembre 2015. Arrivando alla conclusione che ”per ogni 100 contratti a tempo indeterminato cessati il 28,1% sono terminati per licenziamento economico o disciplinare (25,7% il primo, 2,4% il secondo). Nel 2014,per ogni 100 analoghi contratti cessati con l’applicazione dell’articolo 18, la quota dei licenziamenti era pari al 31,3%, dei quali 29% per licenziamento economico e 2,3% per licenziamento disciplinare. Dal punto di vista della sopravvivenza dei contratti a tempo indeterminato – concludono quindi i consulenti – risulta che, in regime di tutele crescenti, per ogni 100 contratti stipulati due lavoratori in più hanno conservano il posto di lavoro”. 

Sul fronte delle attivazioni, la nota del ministero rileva nel quarto trimestre del 2015 2.506.704 contratti di lavoro dipendente e parasubordinato, con una crescita del +7,2% rispetto allo stesso periodo del 2014. Ma l’incremento riguarda solo la componente maschile, che ha visto le attivazioni aumentare, in media, del 17%. Le contrattualizzazioni femminili invece sono scese dell’1,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Poco meno del 59% delle assunzioni del quarto trimestre 2015, segnala ancora il ministero, è stato fatto con contratti a tempo determinato, per un totale di 1.476.502 unità, mentre quelli a tempo indeterminato sono stati 739.880, quasi il 30% del totale, in aumento del 100% rispetto allo stesso periodo del 2014, e i contratti di collaborazione 104.676 (il 4,2% del totale). I rapporti di apprendistato avviati sono stati 43.642, pari all’1,7% del totale.

I dati del ministero, a differenza di quelli comunicati dall’Inps con l’Osservatorio sul precariato, tengono conto di tutto il lavoro dipendente, compresi i domestici, gli agricoli e la pubblica amministrazione.