L’Aula 1 è una libreria nel centro storico, la seconda un’officina culturale, l’Aula 3 un circolo Arci. In cattedra salgono i professori universitari; di fronte ci sono gli studenti (veri) e le casalinghe di Lecce, declinazione salentina di quella signora di Voghera divenuta stereotipo di chi rimette il proprio sapere nelle mani della tv. Tutti ‘a lezione’ grazie all’Università di strada, nata per comprendere i grandi temi di attualità spiegati con un taglio accademico. Economia, finanza e scienze politiche per iniziare. Mentre ad aprile si parlerà di Costituzione e a maggio il tema dominante sarà il lavoro. L’obiettivo di Lecce Bene Comune, movimento che ha lanciato l’iniziativa, attivo da anni sul territorio e del quale fanno parte anche alcuni professori dell’Università del Salento, è riempire Lecce di aule universitarie non a carico dell’ateneo. Costo dell’operazione per l’associazione? Quarantanove euro, grazie alla disponibilità degli stessi docenti e degli spazi culturali che hanno aperto le loro porte.

In maniera gratuita Guglielmo Forges Davanzati, professore di Economia politica, ha spiegato come viene raccontata l’economia in Italia. Fabio De Nardis, docente di Sociologia dei fenomeni politici, e Angelo Salento, sociologo presso la facoltà di Economia, hanno proposto lezioni frontali su “I populismi: una riflessione critica” e “La finanziarizzazione dell’economia e la nuova struttura della disuguaglianza“. La risposta? Hanno partecipato in centinaia per comprendere i temi affrontati tutti i giorni dai telegiornali attraverso la lente di un docente. “E’ possibile far germinare l’industria culturale dal basso. Viviamo dentro un periodo in cui si stanno schiacciando i diritti e il patrimonio consolidato dei movimenti, riportando indietro le lancette della storia”, afferma a ilfattoquotidiano.it il sociologo Stefano Cristante, presidente del corso di Scienze della Comunicazione dell’ateneo salentino e tra gli animatori di Lecce Bene Comune. Da qui nasce l’idea dell’Università di strada: “Quando a metà dell’Ottocento si affermò il capitalismo, gli studenti, gli artigiani e gli operai costruirono dei luoghi dove si svilupparono il sindacato, la cooperazione e poi i partiti – spiega Cristante – E’ tornato il momento delle forme di opposizione radicate nel territorio come risposta alla post-democrazia“.

La comprensione delle dinamiche che interagiscono, volente o nolente, con la vita dei cittadini è la chiave, professori e ricercatori rappresentano l’arma per interpretarla. “Metterci a disposizione delle istanze giovanili e non solo è un nostro dovere, a maggior ragione nella periferia dell’Italia – continua il docente – Lecce ha un’università e tante professionalità di spicco: sfruttando queste potenzialità può superare la geografia e avvicinarsi a una metropoli. Fare davvero università sul territorio, uscendo dalle mura dell’ateneo, è un modo per iniziare il processo”.

Al primo appello hanno risposto oltre trecento persone e una cinquantina hanno seguito le lezioni via Periscope. Il 5 aprile si parlerà di Costituzione: dalle sudamericane dove viene espresso il concetto di “Buen vivir” a quella italiana, al centro di un incontro sull’aspirazione alla ‘vita dignitosa’ e uno riguardo gli impatti delle recenti riforme. Nel giorno della Liberazione sono in cantiere incontri sulla penetrazione della Resistenza nell’immaginario collettivo, mente a maggio verrà toccato il tema del lavoro. “Altre librerie e spazi culturali che vorranno associarsi potranno diventare aule sparse per la città. Poi in estate traslocheremo nella sede naturale per l’Università di strada. Piccole corti e piazze di Lecce diventeranno luoghi di aggiornamento culturale e politico dei cittadini”. Il sogno di Lecce Bene Comune però è raggiungere le periferie. L’associazione ha recuperato un’ex macelleria al confine est del capoluogo salentino e lì vorrebbe portare l’Università di strada. “Il qualunquismo – conclude Cristante – si combatte recuperando il contatto con tutto il territorio”.