“Siamo molto soddisfatti, è stata dura, proprio come doveva essere. Il pm Alessandra D’Amore ha ribadito quanto sostenuto finora, dividendo la vicenda in due parti, lo sparo, che al momento si può ritenere colposo, e quanto accade dopo fino alla morte di Marco, che si può ritenere doloso”. Roberto Carlini, zio di Marco Vannini, commenta così il contenuto della discussione dell’udienza preliminare che si è tenuta questa mattina presso il Tribunale di Civitavecchia e che vede indagati per l’omicidio volontario del ventiduenne di Ladispoli, la sua fidanzata Martina Ciontoli, il fratello Federico e i genitori, la madre Maria Pizzullo, e il padre, Antonio Ciontoli, che al momento si dichiara unico responsabile dello sparo che ha ferito mortalmente il ragazzo la sera del 18 maggio 2015, proprio in casa loro. Solo la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, è al momento indagata per omissione di soccorso. Secondo l’accusa, infatti, sarebbero stati i ritardi nei soccorsi e le bugie dette dalla famiglia a determinare la morte del ragazzo. Antonio Ciontoli era il solo ad assistere all’udienza che tra poche ore ne deciderà il rinvio a giudizio. “E’ sempre a testa bassa, scrive molto e non ci guarda – racconta lo zio di Marco ai microfoni dei tanti cronisti assiepati fuori dal Tribunale – rivederlo mi ha lasciato del tutto indifferente”. Alessandro Carlini, invece, cugino di Marco, commenta la tesi difensiva degli avvocati Miroli e Messina che difendono la famiglia Ciontoli. “Le loro perizie sostengono che Marco doveva essere soccorso nei primi trenta minuti. Ma gli indagati non sono medici, come potevano saperlo? Inoltre, la difesa sostiene che anche l’infermiera del 118 ha le sue colpe, se ne sarebbe dovuta accorgere (della gravità della situazione e non di un semplice malore, come riferito dalla famiglia al telefono ndr) e attivare i soccorsi”  riprese e montaggio di Mauro Episcopo