A gennaio 2016 il tasso di disoccupazione rilevato dall’Istat dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è stato pari al 39,3%, in crescita dello 0,7% rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10% (cioè un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza è in lieve calo (-0,1 punti) rispetto a dicembre. Nell’ultimo mese cala tra i 15-24enni il tasso di occupazione (-0,5 punti) e cresce il tasso di inattività (+0,6 punti).

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Rispetto a dodici mesi prima, si osserva in tutte le classi di età una crescita del tasso di occupazione, ad eccezione dei 15-24enni per i quali il tasso rimane stabile. La variazione è pari a +0,7% per i 25-34enni e i 35-49enni. Il tasso di disoccupazione diminuisce rispetto a gennaio 2015 per le persone tra i 15 e i 49 anni: -1,6% per i giovani 15-24enni, -1,2% tra i 25-34enni, -0,9% tra i 35 e i 49 anni. Sempre su base annua, il tasso di inattività è in aumento per le persone tra i 15 e i 34 anni: +0,7% per i 15-24enni, +0,2% per i 25-34enni.

La nostra analisi vorrebbe capire quali sono i rapporti tra la scuola e la professione successiva, la formazione ottenuta e le probabilità di impiego connesse al corso di studi seguito, focalizzandoci sulla validità della cosiddetta formazione professionale. Ci avvarremo dello studio proposto sul portale Eduscopio.it dalla Fondazione Agnelli.

Questo sito cerca di misurare la capacità delle scuole superiori di preparare gli studenti per i successivi studi universitari, non includendo così gli istituti professionali, la formazione professionale delle Regioni e quella parte dei diplomati degli istituti tecnici che non proseguono all’università, ma cercano un impiego dopo il diploma, e ha inteso provare a colmare questa lacuna  in versione sperimentale con riferimento a Lombardia e Piemonte.

Il suo scopo è permettere di comprendere, come gli istituti tecnici e professionali predispongano i propri diplomati a cercare e trovare un lavoro. La missione principale di queste scuole è, infatti, fornire competenze adeguate e subito spendibili in termini lavorativi, curando in particolare la delicata fase transizione scuola-lavoro.

La comparazione tra le scuole è stata proposta sulla base di indicatori fondamentali quali la percentuale di diplomati “occupati” (coloro che hanno lavorato per più di sei mesi in due anni), il tempo d’attesa per il primo contratto significativo e la coerenza tra studi fatti e il lavoro svolto.
Accanto ai tre indicatori fondamentali, Eduscopio Lavoro propone diverse altre informazioni, la maggior parte delle quali guardano all’evoluzione nel tempo delle condizioni occupazionali e descrivono la situazione in cui si trovano i diplomati entro i primi due anni dal diploma. Secondo l’Ocse, per il 64% dei giovani italiani di età tra i 20 e i 24 anni, la durata della disoccupazione supera l’anno. Scegliere un periodo di due anni equivale a dare ai diplomati il tempo necessario a compiere un percorso tipico di ingresso nel mondo del lavoro, primo inserimento lavorativo, acquisizione di esperienza e accesso a un’occupazione stabile.

I dati di Eduscopio Lavoro rivelano che oltre la metà dei diplomati tecnici e professionali di Piemonte o Lombardia entra nel mondo del lavoro nei due anni successivi al diploma: circa il 41% ha lavorato per più di sei mesi nel periodo considerato (occupati), il 10% ha svolto lavori più saltuari e frammentari, non superando i sei mesi di lavoro nel periodo considerato (sottoccupati). Il 10,8% di diplomati ha, invece, alternato o svolto contemporaneamente attività lavorative e di studio universitario, mentre il 20% si è dedicato completamente agli studi universitari, senza alcuna attività lavorativa nello stesso periodo. Nel 18% dei casi, i diplomati non risultano iscritti a corsi universitari né hanno avuto esperienze lavorative di alcun tipo.

In media, i diplomati lavorano per poco più di un terzo del tempo a disposizione nell’arco del primo biennio successivo al conseguimento della maturità. Dopo un periodo di inoccupazione o di svolgimento di lavori saltuari di breve durata, raggiungono un contratto di lavoro significativo (con una durata di almeno trenta giorni continuativi): il tempo di attesa dal momento del diploma si attesta in media sui 205 giorni, dunque quasi sette mesi.

I dati di Excelsior, indagine di Unioncamere e del ministero del Lavoro, indica invece i dati di occupazione dei diplomati nazionali a livello generale e dalle risultanze 2014 (ultimo dato completo), emerge che a un anno dal diploma risulta disoccupato il 36% dei diplomati: 31% dei liceali e il 44,5% dei professionali (questi ultimi però sono i più esposti perché molti di loro decidono di cercare lavoro subito dopo il diploma). A tre anni dal diploma il tasso di disoccupazione dei diplomati è del 25%, mentre a cinque anni dal diploma scende al 20% (16% per i liceali).

E’ interessante notare che, mentre molti diplomati non trovano subito lavoro, dall’indagine risulta che nel 2014 le imprese hanno cercato circa 20-25.000 profili tecnici che però non sono riusciti a reperire. I “diplomati introvabili”, cioè quelli che le aziende vorrebbero assumere ma che non trovano, sono i diplomati dell’indirizzo termoidraulico, dell’indirizzo artistico e del tessile, abbigliamento e moda.

Flaminio de Castelmur per @SpazioEconomia