Sono circa settemila le famiglie collocate nella graduatoria delle case popolari sulla base delle sole domande presentate nel primo semestre 2013, visto che le altre presentate fino ad oggi non sono state lavorate.

Case popolari via Mazzoni 675

Una storia vecchia, verrebbe da dire, una vecchia brutta storia che nel corso degli anni ha visto l’assenza totale di politiche adeguate, bandi bloccati, case vuote chiuse, finché questo diritto tanto gridato qualcuno, e non pochi, ha scelto di prenderselo da solo, occupando case vuote, entrando in case destinate ad altri cittadini in graduatoria. Più o meno criticata la gestione dell’ex assessore alle Politiche Abitative, Francesca Danese, eppure è proprio sotto il suo mandato che si è scardinato qualche meccanismo a favore di tutte quelle famiglie in attesa di un’assegnazione. Ma il problema è ancora di vasta portata e resta difficile dimenticare persino l’assenza di Marino nelle periferie, come la scelta di sostenere la vendita del patrimonio pubblico.

La politica di alcuni cittadini, molti in difficoltà, altri più furbi, ha fatto sì, e da molti anni oramai, che case di ex assegnatari appena morti venissero occupate abusivamente, così come quelle anche solo vuote (perché con migliaia di famiglie in graduatoria a Roma si permette l’esistenza di case vuote? L’Ater sembrerebbe discolparsi con una semplice risposta: manca la persona fisica che di fatto vada ad aprire le case). Ci si può credere? Anche no. Una vera risposta autonoma criticabile da parte di molti, da altri sostenuta, è stata l’occupazione di questi appartamenti che non condannerei a spada tratta se prima non si attacca duramente la carenza, anzi, l’assenza di politiche adeguate che in una città come Roma, mettano al riparo famiglie intere con bambini; attaccherei l’assenza di responsabilità di chi in politica permette tanto menefreghismo.

Ma “il gioco” dell’occupare a discapito delle famiglie in graduatoria è un male dentro il male. Difendere le famiglie in graduatoria, permettere che siano prima loro a varcare la soglia di una casa vuota, di una casa in cui l’ex assegnatario è deceduto, è forse il compito più onesto e leale che bisognerebbe compiere, sottolineando, senza scordarlo mai, che Roma ha un patrimonio pubblico dismesso che potrebbe essere consegnato a queste famiglie in difficoltà. A tutte le altre. Un patrimonio che venderlo sarebbe una follia perché se utilizzato in modo adeguato sarebbe parte importante delle risposte alle politiche abitative. (Tronca, si diceva poche settimane fa, ne avrebbe sospeso le vendite).

Il buono casa, del resto, è stato un fallimento anche questo. Il Comune avrebbe dovuto disporre di 700 euro al mese da dare ai proprietari di case messe a disposizione delle famiglie dei residence, eppure anche in questo caso il Comune non è stato in grado di mantenere la sua promessa. E’ stato bravissimo, invece, a dicembre 2016 a mettere in ulteriore stato di agitazione quelle stesse famiglie, circa 1800, obbligandole a partecipare alla domanda del buono casa, pena, in caso contrario, cancellazione dalle graduatorie delle case popolari. Quanti sono i proprietari ad aver fiducia di ricevere i soldi dal Comune di Roma?

Per il dovere di trasparenza e legalità, ieri una delegazione dell’Unione Inquilini, con la partecipazione di numerosi cittadini di Fiumicino, si è riunita insieme davanti alle case popolari Ater Provincia di via Vistola, Isola Sacra, dopo aver ricevuto segnalazioni di alloggi al momento vuoti, dunque a rischio di occupazione abusiva.

E’ l’idea di un osservatorio permanente quella messa in campo dal sindacato e dai cittadini. Siamo arrivati al punto che siano i cittadini a fare quello che dovrebbe essere compito dell’Ater, vale a dire controllare, prevenire occupazioni perché le assegnazioni nuove vengano effettuate sulla base della graduatoria comunale.

Meritevole la provocazione, l’impegno del sindacato e dei cittadini, eppure pare chiaro che la confusione sotto il cielo di Roma e dintorni è ancora tanta. Famiglie che cercano di difendersi da sole, che si sostituiscono all’Ater, affittopoli rilanciato dai media con il messaggio di togliere quegli appartamenti in centro a chi ne ha bisogno (ma è chi ha i redditi alti in caso a dover abbandonare quelle case e si dovrebbe parlare di un contratto di affitto, in base ai redditi, la possibilità di mandare via i più ricchi e consegnare quelle case a chi vive nei residence), residence ancora aperti. Assegnazioni lente, lentissime, poche, poco più di una decina al mese.

Posto che furbi e furbetti dovrebbero essere allontanati tanto dalle case popolari, quanto dalle poltrone da dove cercano di governare questa città, c’è una fetta di cittadini in difficoltà che non hanno un tetto, che lottano per un diritto che gli è negato. La guerra tra poveri è una battaglia che conosciamo bene, anche per questo lo stato non dovrebbe permettere che un povero tolga un pezzo di pane a chi non ce l’ha, ma fare in modo che quel bene possa finire nelle bocche di entrambi, acquisendo di nuovo quella credibilità che oggi stato e politica hanno smarrito del tutto.

Invece no, la politica alimenta questa lotta tra poveri e così, ancora una volta, a rimetterci sono i più indigenti e a Roma continua a trionfare il caos.