Quante volte capita di interrompere una relazione solo per avere il pretesto di continuarla? Non scomodiamo la logica, tanto sappiamo che, negli affari di cuore, entra dalla porta solo per avere l’occasione di scavalcare dalla finestra e le va bene se non si rompe l’osso del collo nel farlo. Quando, in una coppia, diventa chiaro che non si può più stare insieme, questo non significa che l’altro non diventi maggiormente presente, per non dire ingombrante, nella testa di quando era di fronte agli occhi. Scegliere di avere a che fare con il dolore altrui è solo un maldestro tentativo di celare il proprio. La misura dell’importanza dell’altro ce la dà l’ipotesi della sua assenza! Se questa diventa certezza, abbiate la premura di girare con qualche kleenex in più.

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Non importa quanto la relazione possa aver creato disagio quando era in essere, finché l’altro è presente non si dovrà elaborarne la mancanza, la rabbia per quel che non va copre il dolore di quel che si porta dentro. Se una relazione crea sofferenza nei membri di una coppia (anche se la difficoltà nascesse da uno dei due, immancabilmente si riversersà su entrambi), ma imperterriti si continua ad insistere e sperare è perché l’altro riempie comunque una mancanza importante già presente, la evidenzia, ma con ogni probabilità non la crea. Prima di essere sposati col presente, siamo tutti figli del passato, per partorire il futuro bisogna essere ingravidati dall’irrazionale.

I vuoti si gestiscono con le dipendenze e certe relazioni lo sono purtroppo, ognuno di noi ha mancanze con le quali confrontarsi quotidianamente. Il bisogno di affetto incondizionato è il padre di tutte le dipendenze, la madre resta ignota. Se l’altro viene meno, talvolta, non sarà solo la sua assenza quella con cui si dovrà fare i conti, ma qualcosa di più antico che verrà fuori con maggiore impeto. Ci sono pezzi di noi che non si aggiustano più, i cocci di un vaso possono essere rimessi insieme, ma il vaso rimane rotto, le crepe rimesse in sesto contengono, ma rimangono come aperture inespresse.

La certezza dell’assenza dell’altro è la misura dell’importanza che diamo a noi stessi, a quel punto non abbiamo più coperture, dobbiamo guardare dentro di noi, solo farlo ci permette di creare e non di distruggere. L’individuo è fatto per andare alla continua ricerca del proprio benessere, interrompere un rapporto non per mancanza, ma per eccesso di attaccamento chiama in causa il volersi bene più sincero, rendersi disponibili al tormento è il prezzo da pagare per riaprirsi alle opportunità della vita.

I tira e molla sono una tradizione delle relazioni significative alle quali difficilmente si viene meno, le separazioni nette si fanno solo con la lama, quasi mai con l’anima, essa ha bisogno di più tempo, quel “ti lascio, ma forse no” sarà la compagnia di molte serate. Ci vuole ardire per dialogare con la propria sofferenza imparando a distinguerla da quella non nostra. Talvolta separarsi è l’unico modo per ricomporsi.