Battibecco serrato tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e il deputato Pd, Andrea Romano, durante Omnibus (La7). Il tema del dibattito è la ridda di polemiche sul candidato del centrodestra al Campidoglio, Guido Bertolaso. “Roma è sui giornali italiani per i topi” – esordisce Salvini – “ci sono tre topi per ogni abitante e chiude la biglietteria dei Fori imperiali per i topi. Il nome è l’ultimo dei miei problemi. Bertolaso? Non è più il mio candidato: dice che i rom, poverini, vanno aiutati, poi dichiara che votava Rutelli, che voterebbe il Pd e che Andreotti era uno statista. La Meloni se la gioca per vincere. Se non lo può fare, con le primarie decidano i cittadini il nome e quello sarà il mio candidato”. Poi rivela che il suo sogno, prima di chiudere con la politica, è diventare sindaco di Milano e all’inviato de Il Corriere della sera, Francesco Verderami, che gli ricorda le dichiarazioni di Giorgia Meloni secondo cui Salvini inzialmente non voleva le primarie a Roma, il capo del Carroccio risponde: “Non lo so, non mi ricordo. Sono anche le 9 del mattino ora, parlo solo di quello che ho ben chiaro in testa“. Però ribadisce la sua convinzione sulla necessità delle primarie, scatenando il dissenso del deputato Romano, quando ironicamente afferma di volere un modello “più evoluto” e “più verificato” delle primarie del Pd. “Non capisco la sua ironia” – insorge il parlamentare dem – “A Milano hanno partecipato alle nostre primarie decine di migliaia di cittadini, anche stranieri regolarmente residenti in Italia“. “Sì, ma almeno fategli imparare tre parole in italiano, prima di fargli votare Sala, dai”, replica Salvini. Romano ribatte, citando l’alleanza del Carroccio romano con Casapound e movimenti di estrema destra: “Fino a qualche anno fa il suo partito parlava di Roma come un pozzo senza fondo”. “A livelli di ministeri è ancora uguale” – osserva il leader della Lega – “Al posto del Pd sarei proccupato. Visti i vecchi scontri tra Roma e Milano, il passato della Lega, i nostri attacchi alla Roma dei palazzi, degli sprechi, di Mafia Capitale, se a Tor Sapienza chiamano me, devi porti un problema. Se avete avuto un sindaco come Marino, che adesso appena fa due passi viene preso in giro, è un problema mio? Se in 15mila sono venuti a votare ai nostri gazebo, nonostante siamo brutti, cattivi, ignoranti, razzisti, fascisti, nazisti, populisti, eccetera, poniti il problema di quanto abbiate fallito a Roma. Se son costretti a chiamare Salvini, vuol dire che sono messi male”. E assicura: “Questa candidatura la partoriremo. Se ha avuto un figlio Vendola, troveremo il candidato sindaco a Roma. Tutto si può fare