Dopo aver ricevuto consensi unanimi, riconoscimenti in ogni parte del mondo e il recentissimo Oscar al miglior film straniero, il 7 e l’8 marzo torna in sala in via eccezionale Il figlio di SaulQuando si pensa di aver visto di tutto per fortuna arriva sempre qualcuno pronto a far vacillare le nostre convinzioni e a lasciarci completamente disorientati ed inermi. Questa volta è il turno di László Nemes, regista ungherese, figlioccio artistico di Béla Tarr, che riesce a mettere in scena un’opera prima assolutamente sconvolgente da tutti i punti di vista.

Per quanto bello e intenso possa essere, sarà sempre e comunque uno dei tanti film sul tema più abusato della storia, quella strage nazista ai danni degli ebrei che vede la solita Auschwitz come teatro di sterminio e massacro?!? No, questo è un film che non conosce precedenti, è qualcosa di mai visto prima sia dal punto di vista stilistico che drammaturgico; un cinema paralizzante, provocatorio e impossibile da contenere.

Tutto ha inizio con la macchina da presa che quasi accidentalmente si posa su un uomo, non un uomo qualsiasi, proprio quell’uomo lì, Saul, con l’espressione vuota e l’anima ormai completamente annichilita, che nelle due ore successive e temo per molto altro tempo ancora, diventerà il nostro sogno e il nostro incubo costante, il nostro migliore amico e peggior nemico, la nostra gioia e il nostro dolore. Questo incipit introduce molto più di un semplice film e arriveremo talmente vicini a quell’esistenza che ci sembrerà di vedere costantemente la nostra stessa immagine muoversi sullo schermo.

Nemes dimostra sin da subito una padronanza rarissima e preziosa riuscendo a pietrificarci completamente con una regia delirante, geniale, totalmente ipnotica e con un gioco di fuochi straniante, dal fascino magnetico, in grado di dar vita a due film diversi all’interno di una stessa inquadratura. Il nostro sguardo si attacca letteralmente al protagonista senza mai più abbandonarlo; riusciamo a sentire candidamente perfino il suo respiro, finendo per essere risucchiati con lui all’interno di un vero e proprio tornado di emozioni e scaraventati ovunque con una potenza illogica e incontrollabile. Vivremo un rapporto intimo, intensissimo, profondamente claustrofobico ed impareremo a conoscere tutto di lui; ogni singolo sguardo, ogni piccola smorfia, ogni espressione più insignificante, ogni centimetro della sua pelle diventerà parte integrante di noi stessi.

Il suo dolore, la sua rabbia, la sua sofferenza si conficcheranno nelle nostre ossa permettendoci di danzargli intorno con dei piani sequenza magistrali e con ogni tipo di inquadratura fino a perderci letteralmente nelle sue movenze cadenzate e burrascose.

Un momento, cosa sta accadendo lì dietro? Quasi dimenticavo: c’è l’altro film, quello che si snoda sullo sfondo fuori fuoco. Il teatro di guerra, il dramma, la Storia, così come nessuno li ha mai descritti e raccontati grazie all’uso devastante del fuori campo e del sonoro. Siamo perduti, in balìa del nulla o forse di qualcosa che non ci è dato capire e conoscere. Il caos piu totale; suoni, rumori, urla, grida, corpi, fiamme, disperazione, ordini, uomini, spari, sangue, ceneri, complotti, guerre, inganni, macchinazioni, morti… una ricostruzione di un inferno desolante e disperato, calibrata in maniera minuziosissima e che trova la sua massima forma espressiva nel lasciare allo spettatore la possibilità di delineare quel mondo delirante con la propria immaginazione.

A differenza di tutti gli altri film del genere questa straordinaria opera non cerca il convenzionale rapporto con la vita o di segnare i tradizionali confini di demarcazione tra bene e male, tra giusto e sbagliato; qui nulla ha senso, tutto brucia, esiste soltanto la follia e la disperazione ed esistono persone, tutte indistintamente giunte all’ultimo stadio della vita e pronte ad ogni bassezza, private dell’umanità per ciò che stanno subendo ed ormai rassegnate alla morte che le circonda.

Ci sarebbe tanto altro da dire, soprattutto sugli eventi e sul susseguirsi delle dinamiche che coinvolgono Saul, ma questa è un’altra storia che non posso e non voglio raccontare. Quello che voglio suggerire invece è di vivere fino in fondo questo viaggio, perché sicuramente non sarà un film per chi cerca qualcosa di facile o immediato, ma come scrive Le Monde è “un punto di non ritorno nella storia del cinema” e alla fine, proprio come accade dopo ogni pezzo importante di vita vissuta, ci si accorgerà di essere persone profondamente diverse.