Di quella avventura mondiale ci sono tre fotografie indelebili. L’urlo di Marco Tardelli dopo il 2-0 alla Germania Ovest. Il capitano Dino Zoff, quarant’anni, con la Coppa del Mondo alzata verso il cielo. La terza, probabilmente la più dolce, è quella della partita a scopone nel salottino del DC-9 dell’Aeronautica Militare mentre la nazionale, accompagnata da Sandro Pertini, era in volo verso casa: il presidente della Repubblica e Zoff da una parte, Franco Causio e il ct Enzo Bearzot dall’altra, la Coppa in primo piano. Un pezzo di quella istantanea entrata nell’immaginario collettivo rischia di essere rottamato. Alitalia, proprietaria dal 2007 dell’aereo, acquistato a un prezzo simbolico, ha deciso di disfarsene. Dopo aver usato il velivolo per le esercitazioni degli addetti alla manutenzione, ora è diventato un peso per l’ex compagnia di bandiera. Da mesi, come ha raccontato il sito Giornalettismo, il DC-9 è parcheggiato nella zona antistante gli hangar dello scalo romano di Fiumicino, esposto alle intemperie. Finora, per acquistare l’intero aereo, si è fatta avanti solo Volandia, la società che gestisce il Parco e Museo del volo vicino Malpensa, appoggiata da esponenti politici lombardi, compreso il presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo.

Ma il pensiero degli sportivi è corso subito a quel salottino, allo scopone e alla pipa del presidente Pertini. Quando la notizia della possibile rottamazione o dell’acquisto da parte di privati ha iniziato a circolare è stata subito polemica. Perché quelle poltrone sono un pezzo della storia del calcio italiano. Il presidente della Repubblica volle tutta la squadra a bordo durante il viaggio di ritorno verso Roma. Il Mondiale spagnolo si era concluso in maniera trionfale dopo un avvio pessimo. Quando Tardelli firmò il raddoppio, Pertini schizzò in piedi sugli spalti del Santiago Bernabeu, poi pronto a sfidare Bearzot e Causio sul DC-9. “Faccio parte di quel quadro, ma credo che la partita scopone sia un’immagine indelebile per molti italiani, anche chi non è un grande appassionato di calcio. Ecco perché spero che qualcuno risolva questa situazione”, spiega a ilfattoquotidiano.it Franco Causio. L’ala leccese, sei scudetti con la Juventus e uno scampolo di finale mondiale, lancia un appello: “Spero che le istituzioni sportive, Coni e Federazione, facciano qualcosa per salvaguardare il tavolo e le poltrone teatro di quella storica partita a scopone”.

All’idea che un pezzo di quell’aereo possa finire nelle mani di privati o peggio ancora essere rottamato, Causio non vuol proprio pensarci: “Sarebbe un gran peccato. Certo siamo in un paese libero, ma se proprio devono disfarsene e credono di darlo a un privato sappiano che ho spazio in salotto. Mi regalino le poltroncine, le porto a casa mia. Di più non posso fare”, scherza l’ex calciatore leccese. “Quella fotografia è un pezzo della mia vita. Sa, accadde tutto per caso”. Ecco, appunto, quale fu la genesi di quello scatto? “Il presidente ci aveva già visto giocare a scopone in altre occasioni. Dopo il trionfo di Madrid ci volle tutti sull’aereo con lui. Mentre veniva intervistato dai giornalisti che erano in volo con noi, tirammo fuori le carte e iniziammo a giocare – ricorda Causio – Quando finì di parlare, si avvicinò con l’immancabile pipa tra i denti e chiese di poter giocare anche lui. Come facevamo a dire di no al Presidente, per di più un vecchio partigiano come lui?”.

Per la cronaca, la coppia Causio-Bearzot vinse lo scopone. Il salottino, invece, rischia di andare a carte quarantotto. Alitalia aveva accettato una proposta della Fifa, pronta a mettere sul piatto 40mila euro per smontarlo e portarlo al Museo del calcio di Coverciano, giurano da Zurigo. Mercoledì il presidente della Figc Carlo Tavecchio e quello di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, hanno trascorso del tempo a telefono cercando una soluzione a un problema del quale, forse, nessuno dei due era a conoscenza fino a poche ore prima. Ma in tutto questo balla l’interesse di Volandia, pronta a comprare non solo il salotto ma tutto il DC-9 Mundial evitando ad Alitalia i costi di demolizione. Di qui l’appello alle istituzioni sportive di Causio e di altre voci del calcio italiano perché trovino un accordo con la compagnia aerea e salvaguardino un pezzo della loro – e della nostra – storia.

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