Esiste la possibilità di infiltrazioni terroristiche dai Balcani. Mentre gli Stati chiudono le frontiere, i migranti provenienti dal Medio Oriente si ammassano in Grecia e e aumentano le possibilità che parte di questi prenda il mare e si diriga verso le coste della Puglia, i servizi di intelligence lanciano l’allarme nella relazione annuale inviata al Parlamento: la regione balcanica è zona di transito privilegiato di foreign fighter (oltre 900 sono partiti da lì per i teatri di guerra), nonché area di “realtà oltranziste consolidate”.

Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, “che quanto alla direttrice nordafricana, nonostante ricorrenti warning, non ha trovato specifici riscontri”, si presenta invece “più concreto lungo l’asse della rotta balcanica”, scrivono i Servizi di informazione e sicurezza a sottolineare, nella Relazione annuale al parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza, il “quadro informativo che attesta le vulnerabilità di sicurezza legate all’imponente flusso di profughi provenienti dal teatro siro-iracheno, la centralità della regione quale via di transito privilegiata bidirezionale di foreign fighter, oltre che quale zona di origine di oltre 900 volontari arruolatisi nelle file del jihadismo combattente, la presenza nell’area di realtà oltranziste consolidate, in grado di svolgere un ruolo attivo nella radicalizzazione dei migranti”.

Lo scenario delle formazioni integraliste nei Balcani – Il radicalismo, “retaggio delle vicende belliche degli anni ’90 e delle connesse ricadute anche in termini di fragilità politiche, tensioni interetniche e infiltrazioni criminali”, ha fatto registrare una “decisa rivitalizzazione di pari passo con l’evolversi della crisi siriana e, soprattutto, con la progressiva affermazione di Daesh“. La diffusione del messaggio jihadista “si è accompagnata all’attivismo di movimenti salafiti/wahhabiti volto alla costituzione di una strutturata rete di supporto per agevolare il rientro di combattenti dalla Siria e dall’Iraq“.

Il panorama delle formazioni jihadiste in attività nei Balcani “è parso esprimere due diversi orientamenti: l’uno, filo-qaedista, presente soprattutto in Bosnia e nel Sangiaccato montenegrino; l’altro, pro-Daesh, diffuso principalmente in Kosovo e in Macedonia. Non sono mancati, peraltro – rileva l’intelligence – segnali di dialogo e sinergie tra le due componenti. In prospettiva, lo scenario delineato profila rischi sia per il suo potenziale destabilizzante, sia per l’eventualità di un insediamento nella regione di basi logistiche in grado di supportare pianificazioni terroristiche contro Paesi europei, incluso il nostro”.

“Criminalità pugliese attiva nel trasferimento dai Balcani” – Al di qual dell’Adriatico sodalizi criminali sono organizzati per gestire la tratta. In Italia, spiegano ancora gli 007, proliferano gruppi criminali etnici composti prevalentemente da egiziani, del Corno d’Africa e rumeni, specializzati sia nella falsificazione documentale sia nel fornire assistenza ai migranti per il trasferimento dai centri di accoglienza alle località di destinazione nel Nord Europa. In particolare “è emersa l’operatività di sodalizi brindisini attivi nel trasferimento di migranti dalle coste della penisola balcanica meridionale verso il nostro Paese”. Nello specifico “si tratta di ex contrabbandieri di tabacchi lavorati esteri (Tle), esperti scafisti capaci di eludere la sorveglianza marittima, che utilizzerebbero imbarcazioni veloci di limitate dimensioni (non oltre le venti persone) intercettando una domanda in grado di sostenere costi elevati di viaggio”.

“Possibili contaminazioni tra immigrazione clandestina e terrorismo – “La massa di persone in movimento verso lo spazio comunitario – si legge ancora nella relazione – oltre a costituire un’emergenza di carattere umanitario, sanitario e di ordine pubblico, può presentare insidie sul piano della sicurezza“. E l’attività d’intelligence si è focalizzata sulle possibili contaminazioni tra immigrazione clandestina e terrorismo, anche alla luce del fatto che “i contesti di crisi siriana, irachena, libica, subsahariana e del Corno d’Africa sono infiltrati in parte da espressioni terroristiche di matrice islamista che possono inquinare i canali dell’immigrazione e sottoporre alla radicalizzazione elementi poi destinati ad emigrare nei Paesi europei”. Va poi considerato, aggiungono gli 007, “come l’aver vissuto in aree di guerra, talvolta partecipando attivamente ai combattimenti, possa conferire ai nuovi migranti un profilo potenzialmente critico, derivante soprattutto dall’expertise ‘militare’ acquisita”.

“Libia, servizi italiani lavorano a pieno regime” – In Libia, da dove proviene il 90% dei migranti sbarcati in Italia, “operano organizzazioni di trafficanti strutturate e flessibili, a prevalente composizione multietnica, in grado di gestire tutte le fasi del trasferimento”. Nel Paese nordafricano i nostri servizi lavorano a pieno regime: “Rilievo assoluto – scrivono dal comparto dell’Intelligence – è stato riservato al presidio informativo in Libia”. Per i Servizi “l’instabilità libica ha favorito la formazione, in quel territorio, di strutturate filiere jihadiste e di nuclei pro-Daesh e proprio da quelle coste sono partiti, nell’anno appena terminato, circa il 90% dei clandestini giunti in Italia via mare”.