Al di là delle immagini toccanti dello sgombero, le ruspe non sono il vero problema della Giungla di Calais bensì l’inevitabile corollario del fallimento della politica dei governi nazionali nel gestire la crisi immigratoria che sta travolgendo l’Europa intera.

Calais - Smantellamento della giungla nella Zona Sud

Vedere le ruspe abbattere le tende e le baracche dei migranti di Calais fa male, ma dovrebbe colpire molto di più lo stato di abbandono nel quale ha versato l’intero campo per anni. Se non fosse per la scrupolosa attività di centinaia di giovani volontari e delle associazioni, le condizioni di vita dei migranti in questi anni sarebbero state ben più drammatiche. Le autorità francesi non hanno fatto niente per anni, cercando solo di celare bene il recondito desiderio che i migranti se ne andassero nottetempo e di nascosto in Inghilterra, la loro terra promessa. La stessa attitudine da scaricabarile dimostrata dall’Italia che ha sempre concesso i fogli di via ai migranti sapendo che questi avrebbero attraversato la penisola per andare a cercare lavoro in Germania o nel nord Europa.

Calais sta esplodendo oggi perché i migranti a passare per il sud Europa sono in costante aumento e i controlli lungo le due sponde della Manica diventati più ferrei – gli inglesi hanno preteso più “impegno” dai colleghi francesi, altrimenti “Brexit”. Ecco che la Francia si trova a gestire un problema non solo francese, ma anche inglese (limiti ai ricongiungimenti familiari), italiani e greci (impotenza a presidiare la frontiera meridionale), turchi (ricatto politico all’Europa) e mediorientale in genere (guerre, Isis e così via).

Bruxelles è impotente perché “per legge” – sottolineammo bene, “per legge” – non può gestire direttamente la questione migratoria ma solo presentare delle proposte, come quella sulle quote dei migranti, allegramente rifiutata dai Paesi dell’est Europa – a loro volta migranti in massa dopo la fine del comunismo. Come al solito l’Unione europea serve da capro espiatorio perfetto dei governi nazionali che, inetti e impotenti di fronte ad un simile fenomeno, non sanno fare altro che passare la patata bollente al proprio vicino, l’Italia alla Francia, la Francia all’Inghilterra, la Grecia alla (non Ue) Macedonia e così via.

La questione migratoria sta minacciando l’integrazione europea non perché il progetto politico europeo sia inefficace ma perché i governi nazionali non vogliono attuarlo fino in fondo. Italia, Grecia, Francia, Germania, Gran Bretagna e gli altri Paesi membri non possono nulla di fronte a milioni di disperati che cercano salvezza in Europa. A Calais gli egoismi, le inezie e le piccolezze nazionali stanno venendo a galla. Purtroppo lo stanno facendo al prezzo della vita di uomini, donne e bambini in fuga da guerra, povertà e disperazione.

Poi c’è chi se ne frega e vorrebbe solo alzare muri e respingere i migranti alla frontiera. Invece che parlare e inveire, si armino di sassi e bastoni e vadano a farlo loro, ma se ne portino tanti di sassi e bastoni, perché i migranti non si contano all’orizzonte.

@AlessioPisano

www.alessiopisano.com