Sul loro lavoro è fondata l’attività quotidiana delle università italiane, ma non hanno diritto alla pensione né alla malattia, schiavi dei loro contratti a progetto. E’ l’esercito dei ricercatori non strutturati che hanno iniziato uno “sciopero al contrario” in tutta Italia per denunciare la propria condizione di lavoro: “Il 60% dei lavoratori delle università italiane ha un contratto precario – denuncia Silvia De Francia, ricercatrice non strutturata presso il dipartimento di Scienze cliniche e biologiche dell’università di Torino – se incrociassimo le braccia, si fermerebbe l’ospedale”. Non hanno diritto alla malattia e tra un contratto e l’altro devono trovare metodi alternativi per sopravvivere: “La tutela che ci sta più a cuore è l’indennità di disoccupazione che con il Jobs Act non è stata estesa agli assegnisti di ricerca”