Come funziona il meccanismo della corruzione a Roma? Iniziano a invitarti alle terrazze, ai salotti, alle cene, al ristorante vip. Io, grazie a Dio, non sono mai andato da nessuna parte. E di inviti sono arrivati tanti”. Lo rivela ai microfoni di Ecg Regione, su Radio Cusano Campus, l’ex assessore alla legalità di Roma, Alfonso Sabella, autore assieme al giornalista de Il Fatto Quotidiano, Giampiero Calapà, di “Capitale infetta. Si può liberare Roma da mafie e corruzione?”, un vero e proprio diario in cui il magistrato racconta la sua esperienza capitolina. Sabella riporta anche un aneddoto narrato nel suo libro, risalente a 15 anni fa, quando era a capo del servizio ispettivo del DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria) del Ministero della giustizia: “Qualcuno provò a inviarmi a Natale una cassa di champagne Cristal e l’ho rispedita al mittente. Anni dopo, invece, quando si cominciò a ventilare il mio lavoro a Ostia, non avete idea di quanti inviti ho ricevuto per andare a mangiare pesce in uno degli stabilimenti balneari. Io vengo dalla Sicilia, grazie a Dio, e poi so cucinare bene“. Il magistrato poi spiega i suoi rapporti con il M5S, durante il suo mandato: “E’ stato ottimo nella prima fase del mio lavoro in Campidoglio. Successivamente su Ostia ci sono stati dei malintesi, perché secondo me il M5S ha preso fischi per fiaschi e ha scambiato i buoni per i cattivi“. Sabella ripercorre alcuni punti salienti della sua esperienza romana: “Non ho avuto tutto il tempo di cui avrei avuto bisogno, anzi. Le questioni che ho trovato a Roma si sono formate nel corso di decenni, non erano collegate né all’ultima, né alla penultima, né alla terzultima amministrazione. I problemi principali di Roma? Sono due: il fancazzismo di alcuni romani e dirigenti e la logica dell'”ad culum parandum”. Obiettivamente” – continua – “non ho trovato solo burocrati, dirigenti, politici corrotti. Anzi, ho trovato più spesso gente che non aveva voglia di fare il proprio mestiere, gente che non era formata professionalmente, persone che, non sempre per propria colpa, non erano all’altezza del ruolo che rivestivano e soprattutto funzionari e dirigenti non a livello di Roma Capitale”. E sottolinea: “Ho trovato anche dirigenti bravi e gente che dà davvero l’anima. Ma bisogna capire che Roma deve uscire da questa situazione, non ha alternative. Purtroppo la Capitale è invasa in parte dalle mafie, ma soprattutto dalla corruzione e dalla logica del mettere al primo posto l’interesse privato rispetto all’interesse pubblico. Da questo si deve uscire. E questo dobbiamo farlo tutti, ognuno deve fare la sua parte”