Ennio Morricone

Tra nomination varie e occasioni del tutto mancate, la carriera di Ennio Morricone avrebbe avuto più di un motivo e più di un momento per aggiudicarsi una o diverse statuette d’oro hollywoodiane, specie considerando tutte quelle pellicole da lui mirabilmente musicate e che la nomination all’Oscar non l’hanno nemmeno ricevuta: capolavori western firmati da Sergio Leone come Il buono, il brutto, il cattivo (1966), il cui ululato del coyote iniziale resta e resterà un’icona musicale del XX secolo; C’era una volta il West (1968), con una delle più belle melodie da lui scritte per voce femminile, inevitabilmente ed eternamente associata al volto di una stupenda Claudia Cardinale; Giù la testa (1971), la cui commissione Morricone accettò a discapito dell’offerta ricevuta da Stanley Kubrick per Arancia Meccanica; C’era una volta in America (1984), ultima grande collaborazione fra i due immensi maestri romani.

Ai capolavori western si aggiungono quelli firmati nel corso della lunga collaborazione con un altro grande regista italiano, Giuseppe Tornatore: Nuovo cinema paradiso (1988), vincitore dell’oscar come miglior film straniero ma le cui musiche, entrate a far parte dell’immaginario musicale di intere generazioni di italiani e non solo, alla pari di altri preziosissimi contributi al cinema di Tornatore come in Una pura formalità (1994) e La leggenda del pianista sull’oceano (1998), non hanno a loro tempo ricevuto alcuna attenzione da parte dell’entourage hollywoodiano.

E non solo: ai sopra citati capolavori occorre certamente aggiungere, tra le altre e tante, una pellicola come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (regia di Elio Petri, 1970), vincitrice anch’essa dell’Oscar al miglior film straniero e il cui main theme resta uno dei contributi cinematografici più sperimentali, avanguardisti ma al contempo orecchiabili e incisivi del grande Maestro oggi 87enne.

Alle nomination mancate si affiancano poi quelle ricevute (per un numero di 6 totali compresa quest’ultima per The Hateful Eight di Quentin Tarantino), spesso per film la cui risonanza e il cui impatto storico-artistico sono ben inferiori se paragonati ai summenzionati titoli: ci riferiamo a pellicole come I giorni del cielo (regia di Terrence Malick, 1978), Bugsy (regia di Barry Levinson, 1991) e Maléna (regia di Giuseppe Tornatore, 2000).

Al contrario, tra le nomination ricevute per film di rara e certificata bellezza vi è certamente quella conquistata per The Mission (regia di Roland Joffé, 1986), dove, oltre all’iperblasonato ma superlativo Gabriel’s Oboe, spiccano pezzi tanto imponenti quanto originali e liberatori come On Earth As It Is In Heaven, o ancora il complesso e profondo Te Deum Guarani. Nel discorso di ringraziamento che, opportunamente tradotto in lingua inglese dal figlio, Morricone, a Oscar ormai conquistato, ha rivolto a una sala in totale standing ovation, oltre a dedicare il premio e la musica del film alla moglie Maria, il compositore ha voluto indirizzare un pensiero agli altri sfidanti e in particolar modo all’ivi presente John Williams, suo principale competitor nella corsa alla statuetta d’oro nonché gran collezionista d’Oscar, avendone portati a casa finora ben 5.

All’autore delle musiche di Schindler’s List Morricone ha inoltre espresso la sua stima, superando in certo qual modo quelle posizioni dichiarate anni or sono in luogo di un seminario condotto insieme al musicologo Sergio Miceli: “Nei film americani di fantascienza – Spielberg e altri – non ho mai amato le marcette nella stratosfera che ha scritto Williams, anche se ritengo che sia un buonissimo musicista”.

Un Oscar, quello odierno, che giunge dopo lo strepitoso riconoscimento ottenuto con quello alla carriera del 2007, un tributo più che meritato se considerate, appunto, tutte le precedenti occasioni mancate.