Avevamo cercato su Airbnb un appartamento con un pianoforte come faccio sempre e avevo trovato questo gioiellino in via “Melhagi” vicino alla piscina comunale e proprio vicino casa di Bjork. Avrei tanto sperato di incontrarla, anche se non avrei saputo dirle nemmeno ciao dopo aver visto il video in cui prende a calci e tirate di capelli la giornalista.

Così come avrei voluto incontrare Jónsi che mi dicono abitasse vicino, senza aver saputo dirgli niente. Però al caffè al mattino c’era con noi a fare colazione, Helen Mirren in tenuta da escursione quasi irriconoscibile. Fare colazione a Reykjavík con un premio Oscar fa sempre effetto.

Detto ciò, eravamo nella patria dell’ultra-riservatezza e anti star-system, quindi il nostro alone da “fanatici” mediterranei, lo abbiamo messo da parte per goderci il posto.

Da incoscienti totali però, siamo andati in piscina comunale armati di telecamere e macchine fotografiche, per essere sbarrati all’ingresso con un cartello gigante dove ovviamente c’era scritto che non potevamo assolutamente accedere in piscina con il nostro equipaggiamento da giapponesi. Ovvio. Riservatezza massima. Gli Islandesi non vogliono essere fotografati e disturbati mentre fanno la loro ora di piscina chiacchierando con amici come se fosse l’orario dell’aperitivo, a 40 gradi in mezzo al fumo e con i 5 gradi fuori di Novembre.

Ci siamo blindati in appartamento e abbiamo creato una piccola factory. Artwork + electronics + piano + montaggio documentario. Io ho cominciato a scrivere e studiare i brani perché avremmo registrato nei giorni successivi i pianoforti in studio, soprattutto “The Wolf” che in alcuni passaggi ha bisogno di una certa fluidità e pulizia.

Due ore di esercizi sulla stessa cellula, sulle stesse 4 battute, fino a che non sentiamo una scopa sbattere sul balcone.
Mi sono affacciato e il vicino con sguardo minaccioso ha cominciato “There is a Rule in Iceland!”.
La regola in teoria sarebbe quella del silenzio e di non disturbare i vicini suonando il pianoforte. Secondo lui.

Ho fatto notare che per le norme condominiali, di cui ci eravamo già accertati con la proprietaria, potevo suonare il piano fino alle 10 e che lo avevamo pagato per quello. Lui ha continuato dicendo che avrebbe chiamato la Polizia. E io ho continuato dicendo che non vedevo l’ora di incontrarla. Credo che ci sia capitato l’unico islandese isterico di Reykjavík. Ma lo stesso fu a Berlino a Niemenstrasse. L’isteria del vicinato porta sempre fortuna. Spero lo sarà anche per “Birth”.

Alla fine ho comunque perso. Non sarei mai riuscito a suonare con la consapevolezza di disturbare qualcuno.Chiamo la carissima Bjargey, proprietaria dell’appartamento che si trovava dall’altra parte del mondo in mezzo al deserto del Sahara, che ci rimedia una stanza studio all’ “Iceland Academy of Arts” dove sarei andato nei giorni successivi per studiare il piano.

In Islanda puoi fare escursioni per vedere l’aurora boreale, sono bene organizzate, ti sposti per km, aspetti ore e dormi anche fuori. Spesso non sei fortunato e torni alla base senza averle viste.

Una sera Vanni si affaccia in balcone e rientra in preda ad un attacco isterico. Aurora. A Reykjavík.

Quale evento poco ordinario soltanto per noi fortunati. E proprio in fase creativa. Due ore di fasci verdi giganti che si muovevano a vista d’occhio creando meravigliose figure sopra Reykjavík, senza che l’inquinamento luminoso ne affievolisse minimamente l’effetto. Quella fu la notte di “Næturflug” che vuol dire “Volo di notte”. Il mio brano preferito di Dardust in assoluto. Quello che non mi stanco mai di riascoltare, quello che ogni volta che ascolto, riaccende in maniera vivida e perfetta l’emozione che avevo quando l’ho scritto e tutta la magia di quelle giornate in Islanda.

E’ il mio passaporto più bello e breve per tornare a Reykjavík. Un “Volo di notte” di 4 minuti e sono li.