Le parole di Alfano sono di una gravità inaudita e imbarazzanti soprattutto per lui che le ha pronunciate. Evidentemente parla di ‘contro natura’ perché forse conosce l’argomento”. Così la firma de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, commenta le discusse dichiarazioni del ministro Alfano sul ddl Cirinnà. Ospite di Otto e Mezzo (La7), Scanzi, insieme al giornalista Giovanni Floris, analizza i postumi del voto alla legge sulle unioni civili: “Renzi ha deciso cinicamente di preferire la salvaguardia del governo invece di andare fino in fondo con la legge, e lo poteva fare tranquillamente: sarebbero bastati 4 o 5 giorni. Quello che si è visto ieri è molto imbarazzante anzitutto per il Paese, bastava sentire le dichiarazioni di Giovanardi. Renzi poi ha elevato ad ago della bilancia un partito che non ha elettori: oggettivamente è stata una vittoria politica di Alfano”. E aggiunge: “Il M5S? Ieri, come negli altri giorni, era pronto a votare il ddl Cirinnà con la stepchild adoption. Chi non l’ha voluto fare è il Pd. Se poi l’opposizione interna del Pd” – continua – “è costituita da questa eterna minoranza dem, che abbaia e abbaia ma non morde mai, Renzi può stare tranquillissimo. Io ho smesso di credere alla forza della minoranza dem. Credo agli ufo, posso credere al limite alla reunion dei Pink Floyd, ma non riesco a credere a Speranza e a queste figure, perché sono sempre lì, ma obbediscono sempre puntualmente”. Scanzi poi sottolinea: “Riguardo alla stepchild adoption, alcuni passi del M5S non mi hanno convinto, perché avrebbe dovuto avere il coraggio di votare il supercanguro, anche se poi è stato ritenuto illegittimo dallo stesso Grasso. Ma la mia sensazione è che Renzi non volesse la stepchild adoption, al contrario di molti del Pd, come lo stesso ministro Boschi. Da cinico politico furbo” – prosegue – “lui ha giocato e ha vinto: ha fatto litigare gli altri, dando poi la colpa, mediaticamente e non solo, al M5S, che pure avrebbe votato la stepchild adoption, e alla fine è sceso a patti con Alfano. In un Paese normale se un ministro come Alfano, senza elettori, avesse assicurato il suo voto alla legge a patto di togliere l’obbligo di fedeltà, che è una cosa di un razzismo inaudito, qualsiasi leader lo avrebbe invitato a tornare a casa e non lo avrebbe ascoltato. Se Renzi lo ha accettato, evidentemente c’è qualcosa dietro”. Il giornalista poi si pronuncia sull’incontro tra il premier e Juncker e alla domanda sull’identità del prossimo leader del centrodestra risponde: “Con una battuta potrei dire Matteo Renzi. Credo che il più forte oggi sia Matteo Salvini, ma è un leader di destra, non di centrodestra”. Nel finale, Scanzi parla del suo spettacolo, “Il sogno di un’Italia”, con Giulio Casale, in scena in tutta Italia e prossimamente a Roma al Teatro Vittoria, dal 29 febbraio al 2 marzo