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Scrivevamo della surreale situazione di Milano che si ritrova ad avere tre candidati sindaci pressoché identici giusto qualche tempo fa.

Andando a scavare, in realtà non sono identici. Uno è più “di sinistra” – se proprio vogliamo usare questa categoria – degli altri. Ed è Stefano Parisi, il candidato di centrodestra. Un passato nella Cgil, quota socialista, già manager della amministrazione milanese divenuto famoso per aver chiuso senza troppi conflitti un accordo con i lavoratori del Comune.

Di Giuseppe Sala si è detto tutto: ex manager Pirelli (di quelli che i lavoratori preferiscono prenderli a pedate piuttosto che ragionarci), poi in forze alla sindaca peggiore della storia milanese, quella Letizia Moratti catapultata da Berlusconi sulla poltrona di primo cittadino, e infine supermanager (circondato da persone finite sotto inchiesta o in galera) di quella Expo che oggi si ritrova con un buco di bilancio mostruoso nonostante avesse a disposizione contratti di lavoro particolarmente vantaggiosi per i lavoratori e uno stuolo di ragazzi che lavoravano addirittura gratis per la baracca. E questo è il candidato di centrosinistra, appoggiato pure da Sinistra Ecologia e Libertà.

La quale Sel, e qui sta il secondo paradosso, ha un candidato (ancora non ufficiale ma i bookmakers hanno chiuso le quote) che però non appoggerà, perché sta da un’altra parte: con quei pezzi di Milano civica, democratica e di sinistra che sostengono il progetto “Milano in Comune”. È Curzio Maltese, che fa parte, sia pure come osservatore, della segreteria nazionale del partito che fu di Nichi Vendola.

Milano è sempre stata un laboratorio per la politica, città anticipatrice di tendenze non solo dalle parti di Montenapoleone ma anche da quelle di Palazzo Marino.
E se questa è la politica che ci aspetta per il futuro, siam messi proprio male.