Merola 675

Ecco che a Bologna in vista delle prossime elezioni arriva anche il bosco, la suggestione massima per un bimbo. Ho avuto la fortuna di nascere in un posto veramente magico, il Bosco di Capodimonte a Napoli, una foresta che cinge il bellissimo Palazzo Reale borbonico, oggi adibito a Museo con splendide opere della pittura partenopea e internazionale, ne consiglio vivamente la visita. I ricordi infantili dei giochi in quella sterminata distesa di prati ed alberi, hanno segnato felicemente i miei primi anni di vita. Mia madre Michela, allora una simpatica giovane donna, mi ci portava a giocare e a me pareva di stare in un posto incantato, popolato di tutte le favole che mi raccontavano, per intenderci quelle di Pollicino dei fratelli Grimm, di Cappuccetto rosso, storie al limite dell’avventura e del fantastico in cui la natura giocava un ruolo essenziale.

Ricordo che in alcune parti il bosco era veramente inaccessibile, un intrigo di alberi e cespugli enormi, viali che si perdevano in ombre perenni, in cui s’intravedevano sagome di statue o di  singolari umani, abitanti negli anfratti che alimentavano i sogni anche spaventosi di un bambino alle prese con un ambiente naturale che appariva immenso e misterioso. Chissà se il bosco di Virginio Merola, quello che ha promesso di realizzare al posto del Parco Nord a Bologna, avrà le stesse caratteristiche di quello che ho vissuto io. Speriamo che il bosco non sia solo un sogno, o peggio un incubo come il People Mover o il Passante o i mai troppo poco decantati T-days, progetti immaginifici, surreali, incompiuti e provvisori come quelle storie che, appunto, popolano le notti inquiete di chi soffre d’insonnia. Forse quel bosco è per Merola, sindaco della città metropolitana, anch’esso una realtà fantastica ed immaginaria, come quelle istituzioni che non contano nulla che piacciono tanto al sovrano Renzi.

Nella realtà, invece, gli alberi si tagliano alla grande, com’è avvenuto a Pianoro dove ne sono spariti in un colpo solo cinquantamila: avete capito bene, 50.000 alberi recisi illegalmente, ai bordi del ruscello Savena ormai secco e assolato, ** grazie all’improntitudine dell’amministrazione locale e di tutti coloro che dovevano controllare che non avvenisse uno scempio di tali dimensioni. Oppure come la strage di preziosi alberi secolari in occasione della trasfigurazione architettonica di Piazza Minghetti.

Merola e la sua Giunta hanno un lungo conto da saldare con gli alberi,  forse per questa inconfessata colpa, danno ad intendere che vorrebbero ripiantare alberi in quantità ma, come afferma il saggio e inascoltato architetto Cervellati, che gli alberi e le colline di Bologna le ha difese davvero:  “non si può decidere un intervento imponente come quello che ci viene descritto senza definirne  motivazioni e obiettivi pianificatori, attraverso un intervento  estemporaneo in una parte di città che al momento ha un’altra funzione”. Ma, si sa, Merola e la sua giunta sono anche creativi, decidono sul momento, fiutano qual è la cosa che funziona, è la politica volitiva e giovane, un po’ scapestrata, di chi pensa che si può fare qualsiasi cosa, tanto non è reale, che male fa? Se fosse davvero il sindaco della città metropolitana, avrebbe fatto bene ad esercitare il dovuto controllo del territorio di cui oggi porta la responsabilità, perché di alberi se ne stanno tagliando veramente troppi sull’Appennino, e non per selezione accorta ma molte volte per predisporre cambiamenti di destinazione d’uso di aree, parliamo di cemento, of course. Invece la funzione di controllo severo non si addice alla politica “friendly and light” che ama lasciar correre quando si tratta di altri poteri.

Allora forse, per terminare questo scritto in modo consono, è bene riprendere il  grande poeta di san Mauro di Romagna: “Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande/morta, né più coi turbini tenzona./La gente dice: Or vedo: era pur grande!/Pendono qua e là dalla corona/i nidietti della primavera./Dice la gente: Or vedo: era pur buona!/Ognuno loda, ognuno taglia. A Sera/Ognuno col suo grave fascio va./Nell’aria, un pianto…d’una capinera/che cerca il nido che non troverà” (La quercia caduta di Giovanni Pascoli).

La strofa è estrapolata da un bell’articolo di Mattia Fontanella e Antonio Bagnoli intitolato Piantiamo un albero per San Valentino stralciato da Repubblica qualche giorno fa.