Renzi Verdini 675

Il calendario celebra San Cesario e San Vittorino, due nomi appropriati allo sgorbio che il Senato in via di estinzione (nelle intenzioni governative) ha prodotto, dopo finto travaglio e ampie manovre illusionistiche. Ora assisteremo al mantra già cominciato: meglio un poco oggi che nulla di fatto. Non ci sto perché l’aula sorda e grigia di Palazzo Madama, a comando del governo ha trattato l’Italia da perfetta imbecille, facendole credere di avere prodotto una grande legge. Che Dio li fulmini nella loro protervia!

Il Pd renziano che è tutto fuorché un partito democratico, non voleva la legge Cirinnà e specialmente non poteva permettere l’approvazione dell’adozione del figlio del partner perché si sarebbe spaccato al suo interno mettendo a repentaglio la stessa legislatura. Come fare? All’inizio il Pd si presenta renzianamente con spavalderia e sicumera, dicendosi disposto anche a trattare con il MsS, l’unico partito coerente che avrebbe voluto votare subito la legge, nonostante non la condividesse al 100%.

A questo punto, interviene l’aquila Alfano che rischia di essere emarginato di più oltre il suo 2,5%. Egli pone condizioni e scalpita, giurando che non avrebbe mai votato la Cirinnà, senza purificarla dell’adozione, dell’equiparazione al matrimonio, della fedeltà. Verdini sta zitto e aspetta sulla riva del fiume il passaggio del cadavere del suo amico.

La tempistica, i comportamenti e le reazioni suggeriscono l’ipotesi che Renzi e Alfano abbiano concordato le parti in commedia, perché di commedia si è trattato. Occorre trovare un capro espiatorio e, con gli occhi puntati alle amministrative, sferrare un colpo secco contro di esso. Detto e fatto: il M5s è il capro eccellente che, purtroppo, non capisce subito il gioco e vi resta impigliato.

Inizia lo spettacolo, coram populo: sapendo che il M5s mai e poi mai, per coerenza politica, avrebbe votato l’emendamento canguro, il Pd lo porta in aula e lancia la sfida. Il M5s, unico a non avere presentato alcun emendamento, si dichiara disponibile a votare la Cirinnà, adozioni comprese, ma non il canguro che ha sempre considerato incostituzionale. Anche in occasione della legge elettorale, ha lottato contro il canguro di allora con lo stesso comportamento di adesso. L’accordo era sulla Cirinnà non sul canguro, che, infatti è annullato, formalmente dal presidente Grasso, lo stesso che l’altra volta lo aveva permesso. L’obiettivo vero era mettere il M5s nelle condizioni “fisiche” di non potere votare la legge per poterlo accusare di tradimento davanti a tutti.

Caduto il canguro, si sarebbe dovuto votare con libertà di coscienza, al principio strombazzata da Renzi, ma non può permetterselo e quindi tira fuori il voto di fiducia al governo, trasformando un provvedimento parlamentare in una fiducia al governo che è quanto più di immorale, indegno, disonesto e illegale che vi possa essere. Ponendo la fiducia –è il messaggio che si fa passare– il M5s è messo in un angolo perché colpevole di tradimento, stravolgendo la realtà e prendendosi il merito di avere votato una legge che non solo non volevano, ma che hanno svuotato di senso.

Con il voto di fiducia, il Pd non si spacca, si rafforza con Alfano, entra in maggioranza finalmente Verdini, cioè mezza FI, si stravolge la maggioranza sulla quale il governo dei non eletti e del presidente del Consiglio mai eletto ha avuto la fiducia e si ha un nuovo governo. Il messaggio al Parlamento è semplice: state attenti, io posso fare quello che voglio e vi posso licenziare quando voglio. Gli pseudo-cattolici del Pd sono salvi, Al Fano è tanto ringalluzzito che si azzarda –lui, che è nato, cresciuto, vissuto e governato senza natura – a parlare di avere impedito un atto antropologico contro natura. La inesistente sinistra del PD ingoia anche la fiducia su una legge sui diritti e bofonchia che sarà ancora l’ultima volta; Bersani è scomparso dal radar.

Il M5s adesso ha la colpa di non avere votato la legge e quindi di essersi inimicato il popolo arcobaleno. Non è vero, ma è lo slogan che è passato e ora sarà dura convincere le piazze di Roma, Milano, Napoli e delle altre cento città di come sono andate le cose e chi ha giocato non solo sporco, ma in modo diabolico.

Vescovi, preti, suore e frati, Family-day e adepti della natura e delle famiglie naturali si godono la vittoria, nonostante, in omaggio al santo del giorno, non sia una vittoria, ma una “vittorina”, meno che una vittoria di Pirro perché la Corte costituzionale e la Corte dei diritti di Strasburgo faranno strame di questa pandette e la pialleranno come un compensato sotto la pialla del falegname. Chi ricorda ancora la legge 40/2005? Vescovi, cardinali, Ruini in testa, fecero fallire il referendum, il Parlamento clericale di Berlusconi la svuotò di contenuti, lasciando solo un guscio rattrappito, poi ben sette sentenze hanno ristabilito la legge e affossato clericali, baciapile, fascisti e Giovanardi vari. Dopo 7 anni di tempo perduto e di poltrone conservate.

Non resta che aspettare, con la sola certezza di perdere ulteriore molto tempo. Inutilmente. Attento Matteo Narciso: tanto va Renzi al Verdino che ci lascia lo zampino.