Il militante palestinese Omar Nayef Zayed è stato trovato morto nel giardino della sede diplomatica palestinese a Sofia, in Bulgaria. Secondo l’agenzia ufficiale bulgara Bta, che cita fonti della Procura, si tratta di una “morte violenta”. L’uomo si era rifugiato nell’edificio diplomatico da due mesi per sfuggire all’estradizione chiesta da Israele per l’uccisione a coltellate di un colono israeliano nel 1986 e la relativa condanna all’ergastolo. La morte di Zayed è stata definita “un crimine atroce” dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen che ha ordinato la composizione di una commissione d’inchiesta che si recherà al più presto in Bulgaria “per indagare sull’omicidio”. “La presidenza seguirà la vicenda assieme alle autorità bulgare e alle altre parti coinvolte”, ha dichiarato il portavoce di Abu Mazen, Nabil Abu Redeineh.

Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), di cui Nayef era un militante, ha confermato la notizia e, secondo quanto riporta l’agenzia palestinese Maan, ha accusato dell’omicidio del 52enne palestinese i servizi segreti israeliani del Mossad. Il Fplp in una nota ha fatto sapere che “uomini armati hanno assassinato stamattina all’alba Omar Nayef Zayed all’interno della sede dell’ambasciata palestinese in Bulgaria, riversandogli addosso una raffica di colpi”. Secondo la Maan l’uomo è stato trovato ferito gravemente ma ancora vivo e sarebbe morto in ambulanza durante il trasporto in ospedale.  

Ecco perché Zayed era ricercato da Israele – Il 15 dicembre del 1986, Omar Nayef Zayed, originario di Jenin, suo fratello Hamza e un terzo palestinese, Samer al-Mahroum, uccisero un colono accoltellandolo nel quartiere di Saadiyah, a Gerusalemme est. I tre palestinesi furono arrestati e condannati all’ergastolo. Hamza fu poi rilasciato nel quadro dello scambio tra prigionieri palestinesi e il soldato israeliano Gilaad Shalit nel 2011 ed espulso a Gaza.

Zayed, dopo quattro anni di prigione, intraprese lo sciopero della fame ad oltranza e il 12 maggio del 1990 fu trasferito all‘ospedale di Betlemme, da dove riuscì a fuggire, nonostante la sorveglianza delle forze di sicurezza israeliane, e scomparve nei Territori palestinesi da cui poi riuscì ad uscire. Nel 1994 si trasferì in Bulgaria dove ottenne un permesso di soggiorno. Lì ha sposato una palestinese e con lei ha avuto tre bambini, che hanno ottenuto la cittadinanza bulgara. Il 15 dicembre 2015, la procura militare israeliana ha consegnato una lettera al ministro della Giustizia bulgaro tramite l’ambasciata di Sofia in Israele nella quale chiedeva l’estradizione di Omar in quanto condannato all’ergastolo. Immediatamente, la procura bulgara ha richiesto il fermo di Omar per 72 ore, il tempo di decidere se accogliere la richiesta israeliana o meno. Ma Omar non si è mai consegnato e si è rifugiato presso la sede diplomatica dell’Anp, dove è stato trovato morto questa mattina.