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Posto questa immagine perché sono nera. Sono convinta che il nostro Paese abbia perso un’occasione; quella per dimostrarsi realtà all’avanguardia. L’occasione per colmare un vuoto, l’occasione per riempire una lacuna. E invece niente: all’orizzonte è rimasto il buco nero sui diritti che è esistito per tanto tempo e le unioni civili che ci vengono oggi consegnate, sono l’oscuro surrogato, la fotocopia annerita ed inconcludente, di quello che poteva essere, che doveva essere… ma non è stato.

Invito tutti quelli a cui questo compromesso non piace a fare altrettanto: postate sulla vostra pagina Facebook, sul vostro profilo Twitter, su Instagram… Insomma ovunque sia possibile farlo e vi sia permesso, un’immagine nera! È la negazione di quell’arcobaleno che ci hanno vietato; di quel futuro a colori che sino a poco tempo fa ci illudevamo ci avrebbe presto abbacinato. Il nero, viceversa, rappresenta bene questo presente di pochezza, d’inconcludenza, di bieco compromesso che ci hanno voluto consegnare.

Il buco nero sono i lorsignori politici inadempienti. Sono quelli che si rimpallano le responsabilità. Sono i renziani che ripetono: “Bhe, non c’erano i numeri…”; sono i 5 stelle che stigmatizzano: “Noi c’eravamo! È colpa del Pd”; sono i preti conservatori e ipocriti; è l’Ncd, è Alfano che sghignazza e che ha vinto una battaglia mai combattuta, almeno con argomenti e qualità intellettuale.

Senza stepchild adoption (l’articolo 5 del testo originario della senatrice Cirinnà); con parte dell’articolo 3 profondamente ridimensionato (per non confondere col matrimonio) che dà all’unione di un uomo con un altro uomo o di una donna con un’altra donna l’aspetto del contratto di locazione in gabbia toracica l’uno dell’altro e non certo della legittimazione giuridica ed amministrativa di un rapporto d’amore, queste unioni civili sono un parto senza colore.

Restano un pallido ricordo le piazze arcobaleno di qualche settimana fa; rimangono oscurate le strisce di colore portate con orgoglio dalla maggior parte dei cantanti sul palco di Sanremo; e l’Italia intera resta, in queste ore, il bruno dagherròtipo di se stessa. Non mi piace il colore nero. Per questo voglio che sia l’immagine di quanto generato in Parlamento in queste ore.

La più grande occasione degli ultimi quarant’anni che il mio Paese aveva di costruire qualcosa di diverso, rivoluzionario e innovativo sul fronte dei diritti, sprecata! Ora l’orizzonte non è luminoso, è oscuro. Mi chiedo se sia questa la famosa “notte della Repubblica” e per la sottoscritta la risposta è assolutamente affermativa. Domando scusa alla mia compagna; chiedo scusa alle nostre figlie; chiedo scusa a tutti voi. Oggi tutto è nero!