Avevano in mano garanzie rilasciate a centinaia di enti pubblici, dai ministeri alle prefetture, dalle agenzie delle entrate alle regioni, per più di un miliardo di euro. Un castello di sola carta che è crollato questa mattina, con le 13 ordinanze di custodia cautelare eseguite dal Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma e firmate dal Gip del Tribunale della capitale. Tecnicamente si chiamano “confidi” una forma giuridica utilizzata per rendere più facile l’accesso al credito bancario per le piccole e medie imprese; un sistema che, però, si era trasformato in una enorme filiera di false garanzie, pronte a sgonfiarsi al primo controllo.

I presunti promotori finiti in carcere sono tre imprenditori, due siciliani e un napoletano, con diversi precedenti di polizia. Si tratta di Maurizio Caruso e di Marco Longobardi, arrestati a Milano, e di Eugenio Corsentini, residente formalmente a Sofia, ma catturato a Lentini. Altre dieci misure – tra domiciliari e obblighi di firma – hanno raggiunto diversi presunti complici, tra prestanomi e professionisti, tra i quali un avvocato di Vico Equense che si occupava di tutti gli aspetti legali per l’organizzazione.

I premi riscossi – secondo la ricostruzione della Guardia di finanza – avevano raggiunto i 17 milioni di euro. Una cifra che Caruso, Longobardi e Corsentini – solo formalmente estranei ai consorzi, ma ritenuti gli amministratori reali – hanno fatto confluire in alcune società da loro controllate, spiegano gli investigatori, svuotando le casse dei tre Confidi finiti nel centro delle indagini. Soldi questi che, secondo l’accusa, sono finiti in spese per l’acquisto di beni personali degli indagati – anche di notevole valore – e in investimenti immobiliari. La finanza ha poi ricostruito il tentativo da parte di alcuni indagati di far confluire parte dei soldi riscossi con i premi in fondi assicurativi in Bulgaria, che, a loro volta, potevano rivendere prodotti finanziari sull’intero mercato europeo.

Il meccanismo scoperto era in fondo semplice. La legge sui confidi prevede la possibilità per piccole e medie imprese di costituire un fondo comune da utilizzare come garanzia di polizze emesse poi dalle banche. In questo caso erano i Confidi a rilasciare direttamente le fideiussioni, che quindi sfuggivano al circuito finanziario legale. Il sistema era utilizzato, ad esempio, per fornire garanzie da parte di imprese vincitrici di appalti pubblici o da società di costruzione per garantire gli acquirenti di una casa ancora da realizzare dopo il versamento della cauzione. La maggior parte degli enti pubblici clienti dei tre consorzi – che non risultano al momento coinvolti nelle indagini – non approfondivano l’origine delle polizze fideiussorie presentate, trovandosi alla fine con un semplice pezzo di carta in mano, senza alcun valore reale. Con un danno potenziale enorme, ancora da quantificare.