Circa una decina di casi all’anno sono solo quelli di cui hanno parlato i media dal 2009 a oggi, ma il numero dei fascicoli aperti dalle procure è molto più alto. Molte denunce hanno portato a processi, ma solo una parte di essi si è conclusa con condanne. Il 2009 ha segnato uno spartiacque, perché quell’anno per la prima volta le telecamere di sicurezza filmarono quanto accadeva in un nido, il ‘Cip e Ciop’ di Pistoia: 25 i bambini che avevano subìto le violenze di due maestre (condannate in terzo grado a 6 e 5 anni di reclusione). Accadeva mentre era ancora in corso il processo che coinvolse l’asilo ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio (nel 2014 la Corte d’Appello di Roma ha confermato le assoluzioni di primo grado per le maestre accusate di abusi e violenze sui bambini). “Ogni anno si verificano almeno dieci casi, anche di più” dice a ilfattoquotidiano.it Pietro Forno, procuratore di Milano facente funzione. Che spiega: “Arrivano molte denunce, ma non tutte sono fondate: verifichiamo ogni segnalazione e i pm individuano i casi da approfondire”. Per il procuratore “si tratta di eccezioni, ma non così rare. E noi dobbiamo agire con tempestività”. Dal Bilancio sociale dell’anno giudiziario 2013-2014 del Tribunale di Milano, risultano aperti 74 fascicoli per presunti maltrattamenti commessi da educatori, insegnanti e operatori sociali. Erano stati 71 nell’anno precedente. Nel corso delle indagini vengono spesso utilizzate le intercettazioni ambientali e le riprese audiovisive. “Non solo offrono importanti elementi investigativi, ma sono fondamentali in sede di processo – sottolinea Forno – dove la parola dei bambini può non essere sufficiente, specie se molto piccoli”.