Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che vuol bene così tanto al Che Gue Sarri da non riuscire a tifargli contro nemmeno se gioca contro il Milan. Altre considerazioni.

1. Ecco: ieri, quando Che Gue Sarri si è collegato al Processo del Lunedì, aveva la stessa allegrezza di uno che deve dialogare per contratto con Saverio Montingelli (infatti lo stava intervistando Saverio Montingelli). Se l’è presa con gli episodi, con l’arbitro, con il neoliberismo. Aveva l’aria di uno che è 13esimo e sperava di essere 12esimo. Uhm

2. Stasera la Juve giocherà con il Bayern Monaco. Al tempo del sorteggio sembrava una sfida chiusa, invece adesso (complice una difesa tedesca piena di defezioni) partono alla pari o quasi. Se però alla Juve non andasse bene in Champions League, si ha sin d’ora la certezza che la squadra non subirebbe alcun contraccolpo psicologico. Invece continuo a pensare che quel gol di Zaza allo scadere abbia lasciato scorie tutt’altro che smaltite a Napoli. Forse, come capita alle squadre non abituate a tali livelli, si è rotto qualcosa. Lo dice l’1-0 col Villareal, lo dice l’1-1 di ieri. Per smentire questa analisi, l’unica strada è vincere lunedì con la Fiorentina e qualificarsi agli ottavi di Europa League. Non sarà facile: soprattutto la seconda. Daje Commodoro Marxista e su con la vita: mica ti hanno detto di cenare a lume di candela con Brunetta.

3. Il Milan non arriverà mai terzo, perché ha tre squadre davanti (oltre a Juve e Napoli, ovvio) e 8 punti dalla Fiorentina sono troppi. Peraltro questa cosa è strana: il Milan sarebbe in corsa per il terzo posto, mentre la Fiorentina – a 6 dalla Juve e 5 dal Napoli – bene che vada arriva terza. Mah. Sarebbe come se dicessi che Fratelli d’Italia ha chance di vincere le elezioni anche se ha il 4% perché mi sta simpatica la Meloni, mentre la Lega che è al 15% non andrà da nessuna parte perché Salvini sembra sempre più Jabba The Hutt. Che senso avrebbe? Neanche Gasparri ragiona così.

4. In realtà non volevo dire questo, mi sono perso. Dev’essere il bourbon di ieri sera. Scusate. Dicevo: il Milan non ha chance di arrivare terzo, ma pareggiare a Napoli è sempre un’impresa. Infatti, sin qui, c’erano riusciti se non sbaglio giusto la Samp di Zenga (?) e la Roma di Garcia (?). Certo, per ottenere questo l’allegro Camerata Miha ha dovuto erigere una linea Maginot al cui confronto Nereo Rocco era Zeman, ma non si può avere tutto. E l’esistenza di Gozi ce lo ricorda.

5. Ieri Zapata ha giocato bene e annullato Higuain. Pazzesco. Quasi come Red Canzian che sale sul palco di Woodstock, toglie dalle mani la Fender a Hendrix e parte con un assolo di Piccola Katy dicendo: “Jimi, suka!”. Col tripudio generale della folla.

6. Ha esibito più tacchi Balotelli ieri in cinque minuti che la Serracchiani in 40 anni. E tutto sommato, a pensarci, è una fortuna.

7. Non sembra, ma la cosa più difficile è quasi sempre sapere quando smettere. La sindrome Bufalo Bill è sempre dietro l’angolo e non tutti sono come Flavia Pennetta. Accadde anche al divino Muhammad Ali, che tornò sul ring ormai stanco, ricevendo l’indicibile mattanza con Berbick e ancor più Larry Holmes. Totti è in pieno horror vacui e ciò lo rende ancora più umano. Non doveva fare quell’intervista, ma la perfezione non è di questo mondo (Roger Waters a parte). Ed è molto più colpevole la società, che lo ha mandato (deliberatamente?) allo sbaraglio per poi mettere in discussione l’anno ulteriore di contratto. Spalletti è stato forse permaloso, ma lo hanno chiamato per risanare la Roma – ora favorita per il terzo posto – e non per fare da balia al Capitano. Brutale, ma è così. In ogni caso, Totti resterà come uno dei più grandi di sempre. Non solo in Italia. Lo sanno tutti, tranne lui: good luck, Campione.

8. L’Inter ha spezzato le reni a una indomita Samp con ardimento antico. Prestazione convincente. La crisi è già alle spalle e il terzo posto è scontato, come pure lo scudetto. Ciò nonostante, la classifica dice ancora quinto posto: Mancini fa bene a lamentarsi.

9. Nardella, ieri, mi ha chiamato. Erano le 6 e mezzo di mattina e stavo giocando a Ruzzle con David Gilmour, ma non me la sono presa più di tanto. La prima mezzora Nardella ha imitato Vito Crimi, facendo il verso dell’orso Yoghi che litiga con un canguro. Nardy si diverte così. Poi ha cominciato a urlare: “Siamo terzi, siamo terzi, siamo terzi!”. Poi è arrivata la neuro.

10. Molti mi accusano di parlare solo delle grandi squadre. Non è vero: in questa rubrica ho parlato un sacco di volte anche di Inter e Milan.

P.S. Donadoni regna, signoreggia e soverchia. A lunedì prossimo.