“Ci siamo dovuti difendere con le unghie e coi denti”. E’ quanto racconta Antonella Sparaco, primario del reparto di odontoiatria dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, dopo l’ennesimo scandalo che ha colpito la Sanità lombarda con l’arresto, tra gli altri, del presidente della commissione Sanità in regione, il leghista Fabio Rizzi, e dell’imprenditrice Paola Canegrati, che proprio nell’odontoiatria, secondo gli inquirenti, aveva costruito un business milionario grazie a una rete di contatti che dai vertici della politica regionale arrivava ai funzionari di molte aziende ospedaliere. “In decenni di attività – riferisce la dottoressa Sparaco – devo riconoscere che in più occasioni siamo stati avvicinati dai service privati che volevano subentrare al nostro posto; ma io e i miei colleghi abbiamo resistito”. E senza fare nomi spiega: “Ho ancora memoria di quello che alcuni nostri amministratori passati mi venivano a dire. Mi caldeggiavano il subentro dei privati nella gestione del servizio di odontoiatria”. Proprio come nelle carte dell’inchiesta ‘Smile’, che ha scoperchiato il sistema di tangenti, i privati bussavano alle porte dei dirigenti delle strutture ospedaliere. “Le indicazioni – prosegue la Sparaco – giungevano da parte di direttori sanitari piuttosto che da direttori generali del passato, che formulavano una richiesta esplicita per permettere l’ingresso dei privati negli ambulatori di odontoiatria. I quali agiscono sulle alte sfere di un ospedale, che a loro volta provano a convincere i medici direttamente coinvolti. Io e diversi miei colleghi abbiamo resistito, ma tanti altri no. Ecco perché negli anni – riferisce la Sparaco – almeno sei o sette professionisti li ho persi anch’io”. Nell’ambulatorio della dottoressa Sparaco, difendere l’odontoiatria pubblica significa soprattutto occuparsi di “pazienti marginali: anziani, sieropositivi e persone affette da gravi patologie che difficilmente nelle strutture private troverebbero delle risposte ai loro bisogni. Si prenda il caso dei malati di Aids, che altrove vengono spesso mandati via”, denuncia la Sparaco, che lamenta le lunghe liste di attesa che l’ambulatorio è costretto a imporre ai pazienti. E rilancia: “Speriamo che ora in Lombardia ci sia un cambio di rotta, e se la Regione vorrà darci una mano noi siamo disponibili a crescere, ad accettare ancora più pazienti e a lavorare di più”