Un’altra sentenza ci arriva dall’Europa. La Corte di Strasburgo condanna oggi l’Italia in relazione alla vicenda del rapimento di Abu Omar. I giudici della Corte, all’unanimità, hanno scritto che il nostro Paese ha violato il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti, ha violato il diritto alla libertà e alla sicurezza, ha violato il diritto al rispetto della vita privata e famigliare, ha violato il diritto a un ricorso effettivo davanti a un’autorità nazionale per chi ha subito violazione dei diritti sanciti dalla Convenzione europea. Niente male, in un colpo solo.

Abu Omar, egiziano residente in Italia e sospettato di avere legami con il terrorismo internazionale, fu rapito nel febbraio 2003 da agenti della Cia che lo condussero al Cairo. Qui fu detenuto illegalmente e sottoposto a brutali torture da parte dei servizi segreti egiziani. Gli stessi che oggi non vogliono darci informazioni su Giulio Regeni, su chi l’ha ucciso, chi gli ha tagliato le orecchie, chi gli ha strappato le unghie.

abu omar

Le autorità italiane sapevano quello che stava accadendo. Il Sismi conosceva il progetto americano di rapimento e il governo opponeva il segreto di Stato. Dal dicembre 2014, quando l’apposita commissione di studi del Senato statunitense ha pubblicato un estratto del proprio rapporto, sappiamo bene quali sono stati i metodi della Cia dal 2001 in poi, nel suo ‘Detention and interrogation program’: idratazione rettale, waterboarding, privazione del sonno, promesse di morte.

Strano Paese, l’Italia. Aiuta a rapire Abu Omar – che, ricordiamolo, per le sue attività terroristiche era sotto processo della magistratura italiana e sarebbe stato poi condannato, ma attraverso un legittimo processo – e a trasferirlo in uno Stato torturatore, e risponde picche all’Argentina “sorella dell’Italia”, come l’ha chiamata Renzi pochi giorni fa, quando chiede l’estradizione di don Franco Reverberi, il cappellano militare torturatore del regime di Videla accusato di crimini contro l’umanità. Perché in Italia non c’è il reato di tortura, ha scritto il tribunale di Bologna, e non si può estradare per un reato da noi prescritto.

La condanna di oggi da parte della Corte europea è un’ennesima vergogna italiana. Aspettiamo di vedere se il Governo oserà ricorrere davanti alla Grande Camera. Nel frattempo facciamo due cose: 1. Continuiamo a firmare la petizione per introdurre il reato di tortura nel nostro codice penale; 2. Andiamo tutti al sit-in davanti all’ambasciata d’Egitto per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni a un mese dalla sua atroce morte, giovedì 25 febbraio alle 14.