Canapa Mundi è la grande Fiera della Canapa che ha visto a Roma nei giorni scorsi la sua seconda edizione. In occasione di questa fiera, gli avvocati di Antigone hanno aggiornato e ampliato il suo opuscolo informativo #YesWeCannabis, che contiene strumenti di tutela, storie, approfondimenti e prospettive anti-proibizionista.

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Legalizzare, non punire. Questo il messaggio della pubblicazione. Un  messaggio non frutto di ideologie aprioristiche, bensì di dati, storie, argomenti razionali. “Il proibizionismo nel nostro paese ha fallito”, affermano i curatori di Yes We Cannabis. “A dirlo è la Direzione Nazionale Antimafia che ammette di riuscire a sottoporre a sequestro solo il 5-10% della marijuana in circolazione. Un buco nell’acqua, che consente solo al narcotraffico di prosperare, gettando nel panico i cittadini che vivono nelle piazze dello spaccio. I costi di questo fallimento sono abnormi: 250mila persone finite in galera tra il 2006 e il 2014 (costo medio annuo per la detenzione: 1 miliardo), un milione di segnalati alla Prefettura dal 1990 (800mila per uso di cannabis), svariati milioni spesi per le attività di polizia e dei tribunali”.

Perché il governo italiano dovrebbe legalizzare la cannabis? Per almeno tre motivi, ben documentati nella ricerca di Antigone: 1. frutterebbe almeno 7 miliardi l’anno alle casse dello Stato, con benefici diretti al sistema penitenziario, alle attività della polizia e dei tribunali e con un duro colpo alle casse del narcotraffico; 2. immetterebbe nel sistema un prodotto qualitativamente superiore per i consumatori tutelandone maggiormente la salute; 3. porrebbe fine alla persecuzione rituale dei consumatori di cannabis e garantirebbe più sicurezza all’intera collettività.

Nell’opuscolo trovate anche i racconti di vite spezzate dal cieco proibizionismo messo in campo dal nostro Paese: non solo consumatori perseguitati, ma anche malati che non riescono ad accedere a farmaci che innalzerebbero notevolmente la loro qualità della vita. Leggetelo e vedete se vi convince di più l’idea di continuare con la politica proibizionista italiana o guardare al resto del mondo che ne sta capendo il fallimento e si sta orientando verso un’altra direzione.