Inferno di sangue in Siria, martoriata da 5 anni di guerra civile. Quattro esplosioni hanno fatto strage nel sud di Damasco, mentre due autobomba erano esplose in mattinata a Homs. Secondo il Site, portale che monitora le attività delle cellule jihadiste su internet, le vittime sarebbero almeno 180. Fonti locali parlano di 142 vittime. Entrambi gli episodi, secondo il network Amaq, vicino alla galassia jihadista, portano la firma dello Stato Islamico. Che, secondo il sito diretto da Rita Katz, ha dato notizia di 90 vittime e oltre 160 feriti nella capitale e di altri 90 morti e 150 feriti a Homs. Il tutto mentre da Amman il segretario di Stato Americano John Kerry ha annunciato di aver raggiunto “un accordo provvisorio di principio” con il suo omologo russo Sergei Lavrov sui termini di un tregua in Siria. Ed, in un’intervista a El Pais, Bashar Al Assad pone delle specifiche condizioni all’entrate in vigore del cessate il fuoco, specificando che non “permetta di guadagnare terreno ai terroristi”, termine in cui il regime inserisce anche gruppi ribelli filo occidentali.

Damasco, 4 esplosioni vicino al santuario sciita – Quattro esplosioni hanno devastato il quartiere meridionale della capitale, Sayeda Zeinab. A dare la notizia sono stati la tv di Stato e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui si sono verificate quattro esplosioni lungo al-Tin Street e le vittime sono almeno 62. Nel quartiere si trova un importante santuario sciita con la tomba di Zaynab, la nipote di Maometto. La zona, che si dice sia difesa da guerriglieri Hezbollah, è stata colpita più volte da attentati, l’ultimo il mese scorso che ha ucciso 45 persone e ne ha ferite altre 100.

Due autobomba a Homs – A Homs, città sotto il controllo delle truppe di Damasco e obiettivo anche in passato di attacchi di questo tipo, due esplosioni hanno causato almeno 57 morti, mentre i feriti sarebbero oltre 100 anche se l’Osservatorio per i diritti umani afferma che il bilancio delle vittime potrebbe salire ancora perché molti feriti sono ricoverati in gravi condizioni. Tra le vittime anche bambini e almeno 11 donne. Le immagini trasmesse dalla tv di Damasco hanno mostrato corpi carbonizzati e diversi negozi danneggiati dalle bombe. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, a provocare la carneficina sono state due autobomba fatte scoppiare nel quartiere filogovernativo di Zahra sottolineando che si tratta degli attacchi più gravi avvenuti in una zona sotto il controllo del regime di Assad nei cinque anni di guerra civile.

Kerry: “Con Mosca accordo provvisorio per la tregua” – Nel frattempo, nonostante il sangue continui a scorrere, la diplomazia prova a fare qualche passo avanti. Il segretario di Stato Usa John Kerry e il suo omologo russo Sergei Lavrov hanno annunciato di avere raggiunto un accordo di massima per il cessate il fuoco. Bashar al Assad, in un’intervista concessa al quotidiano spagnolo El Pais, ha detto di essere favorevole alla tregua, a patto che questa non rafforzi i terroristi. Che, secondo il presidente siriano, sono tutti i gruppi armati che si oppongono al suo regime. Messaggio neanche tanto velato per quei paesi sunniti, Turchia e Arabia Saudita in primis, che sostengono le formazioni ribelli che combattono contro Damasco.

Dal canto suo il ministro degli Esteri di Mosca, confermando l’intesa con gli Usa sulla tregua, ha annunciato che l’accordo non contemplerà le operazioni contro le organizzazioni “riconosciute come terroriste dal Consiglio di sicurezza dell’Onu“.

Nel riferire del suo colloquio con Lavrov, Kerry ha anticipato che Barack Obama e Vladimir Putin “potranno parlare nei prossimi giorni per cercare di chiudere l’accordo” sulla tregua, precisando che la task force, guidata da Russia e Stati Uniti, sta lavorando intensamente “per sviluppare le modalità della cessazione delle ostilità”. Da parte di Mosca non vi è stata però la conferma del raggiungimento dell’intesa, con il ministero degli Esteri russo che si è limitato a dire che i due ministri hanno parlato delle “modalità e dei termini della tregua in Siria, con l’eccezione delle operazioni contro i terroristi”.

Riguardo a questo, Assad ha fatto capire che vi potrebbero essere ulteriori ostacoli all’entrata in vigore della tregua, affermando che Siria e Russia “hanno annunciato quattro nomi” contro cui “ovviamente” continueranno le operazioni: “Ahrar al-Cham, Jaish al-Islam, al-Nusra e Stato Islamico”.