Dopo i cortei xenofobi organizzati dalla formazione di estrema destra Pegida che hanno riempito Dresda, l’ex Germania orientale torna protagonista per episodi di intolleranza etnica. Siamo a Bautzen, a meno di 50 chilometri dalla capitale della Sassonia, dove ieri sera un ex albergo riconvertito a centro accoglienza per richiedenti asilo ha preso fuoco.

L’ostello era ancora in via di allestimento e quindi era vuoto. Secondo il piano dell’amministrazione locale, la struttura sarebbe dovuta entrare in funzione verso metà marzo. Per il momento le cause del rogo rimangono sconosciute anche se qualche indizio fa pensare a un’origine dolosa.

Ma c’è dell’altro perché mentre il tetto del ricovero per migranti si sbriciolava divorato dalle fiamme, sul marciapiede antistante il palazzo si radunava una folla per festeggiare quello che stava accadendo. Intolleranza belluina o, peggio, gratitudine per chi aveva fatto il lavoro sporco?

Alcuni di loro, riportano le autorità, erano “visibilmente ubriachi”. Chi erano? Non attivisti dell’ultradestra teutonica, ma abitanti del quartiere. C’era chi applaudiva, chi lanciava grida indirizzate all’hotel degli immigrati avvolto dalle fiamme e chi ha cercato di impedire il passaggio ai Vigili del fuoco accorsi sul luogo per domare l’incendio.

Alla fine la polizia ha arrestato due persone che, alterate dall’alcool, rifiutavano di allontanarsi dalla scena.

L’episodio ha risvegliato i fantasmi più bui della Germania e Stanislaw Tillich, presidente della Sassonia, si è affrettato a bollare questi comportamenti come “criminali”.

Nonostante l’origine dolosa dell’incendio sia ancora tutta da dimostrare c’è un indizio che lascia poco spazio ai dubbi: le indagini sono state affidate al nucleo di investigatori che indaga sui delitti dei gruppi politici più estremisti.