La trincea che verrà ha il mare negli occhi e polveri nei polmoni. Se ne sta a 70 chilometri da Roma, e ha 50mila abitanti, una centrale a carbone dell’Enel, una a gas della Tirreno Power e il più trafficato porto crocieristico d’Europa. Benvenuti a Civitavecchia: uno scalpo possibile per il Pd, ridotta da difendere per i Cinque stelle. Perché incombe una nube chiamata dissesto, sulla città presa nel giugno 2014 dal M5s, subentrato a Pietro Tidei (Pd). E dopo il disastro di Quarto sono già pronti comunicati e tweet del Pd per celebrare il tonfo della giunta grillina. Si chiama campagna elettorale: per le Comunali, e soprattutto per Roma. “Io questo peso lo sento, sono il prossimo della lista: ma andrò avanti”, giura nel suo studio Antonio Cozzolino, il sindaco, 39 anni, ingegnere informatico, sposato, due figli. Venti giorni fa l’hanno aggredito sotto casa: “Era il figlio di un ex consigliere comunale del Pd, dipendente di una municipalizzata. Si è lamentato perché non prende lo stipendio da mesi, urlava che il figlio muore di fame”. Il grillino è finito al pronto soccorso, con contusioni al collo. “Diglielo che è sceso da una Land Rover”, lo esortano i collaboratori.

Il sindaco invece guarda il calendario: “Se da qui a inizio marzo non troviamo almeno sei milioni di euro rischiamo grosso”. Entro pochi giorni la Corte dei conti potrebbe dichiarare il dissesto e mandare un commissario al Bilancio. Legge alla mano, Cozzolino e i suoi potrebbero restare: ma sarebbe un macigno. Bisogna fare cassa: ma pare un’impresa. Dall’adeguamento di un accordo con l’Enel sono arrivati 7 milioni, però sono soldi in bilico, per un ricorso al Tar del Pd. Congelata pure l’intesa da due milioni di euro all’anno con l’Autorità portuale. L’ha fermata un esposto al Ministero delle Infrastrutture, presentato (anche) da un ex consigliere di Fi. “Avevamo chiesto fondi perché qui dalle navi ogni anno sbarcano oltre 4 milioni di passeggeri, ma ormai siamo circondati” geme il sindaco. Poi riavvolge il nastro: “Appena insediati abbiamo trovato le macerie: 1500 euro in cassa, oltre 400 dipendenti per 5 municipalizzate che ora vogliamo ridurre a una, 34 milioni da pagare per interessi da derivati, sottoscritti dalla giunta di centrodestra (quella di Alessio De Sio , Forza Italia, sindaco dal 2001 al 2005, ndr). In più, 9 milioni di debiti fuori bilancio”.

Così il sindaco ha sforbiciato: “Solo nel 2014 abbiamo tagliato 14 milioni di spesa corrente, però siamo stati costretti ad alzare al massimo le tasse”. Ma l’anno scorso sono arrivate le ispezioni del Ministero dell’Economia e le lettere della Corte dei conti, che ha invocato un piano di rientro: pena il dissesto. Ancora Cozzolino: “Hanno sollevato gravi riserve sulle gestioni dal 2011 al 2013, e in particolare ci hanno chiesto conto dei 17 milioni ricevuti dall’Enel tra il 2012 e il 2013. La giunta del Pd li ha usati per la spesa corrente, quando invece andavano adoperati per migliorare la salute dei cittadini”. In città l’Enel ha una centrale, riconvertita a carbone nel 2010. Ecco perché le convenzioni con le giunte, i fondi per opere compensative. E quei 17 milioni alla giunta Tidei, ex dipendente dell’azienda. In campagna elettorale Cozzolino e i suoi urlavano “contro i soldi insanguinati dell’Enel”. Eppure mesi fa il sindaco si è seduto al tavolo con il colosso, chiedendo soldi.

“La convenzione del 2008 andava attualizzata, non è un nuovo accordo” si difende. Sta di fatto che ha trattato, per adeguare le tasse per l’azienda al passaggio dall’Ici all’Imu. E ha ottenuto 7 milioni, tra cui 4 di adeguamento e arretrati. Ma ecco la minoranza, Pd in testa: “Tidei e altri sono andati all’Enel, per chiedere che l’intesa passasse per il Consiglio e non solo dalla giunta”. E in Comune è arrivata una lettera dell’azienda: i soldi ve li abbiamo dati, ma li dovrete restituire se l’accordo non diventa valido.

Una settimana fa, il ricorso dem al Tar. “Basta il sì della giunta” ripetono dal Comune. Dall’Enel invece precisano: “Non ci occupiamo di temi politici”. E affermano: “L’accordo è stato riscritto perché con le nuove norme noi avremmo dovuto pagare di più e il Comune avrebbe incassato di meno, si è trovato un punto di caduta”. Ma chi lo deve ratificare? “Gli esperti da noi consultati sono concordi nel dire che è competente il Consiglio. Ma deciderà il Tar”. E gli esponenti Pd, li avete ricevuti? “Sì, mesi fa: li abbiamo informati della chiusura dell’accordo. Ma non abbiamo discusso della competenza o meno del Consiglio”. Però poi arriva Pietro Tidei, ex sindaco, ed ex Enel (“ero un loro legale”). E dice: “Siamo stati noi a far notare all’Enel che l’intesa doveva essere ratificata dal Consiglio, e loro hanno capito l’errore. Del resto gli è già andata bene: grazie a questo accordo lì ancora brindano, invece di dare 300 milioni per realizzare impianti eolici e altre opere se la caveranno con quattro soldi”.

Volete il dissesto? “No, vogliamo migliorare quest’intesa. Lo sa che si sono impegnati a restituire i 17 milioni di euro ottenuti dalla mia giunta?”. Lei li aveva usati per la spesa corrente… “Certo, mica è illegale: li abbiamo usati per i servizi e tappare i buchi. Le macerie le ho trovate anche io, 42 milioni di “rosso”, ma ho ridotto il debito di dieci milioni. Se si arriverà al dissesto è perché i grillini sono incapaci e bugiardi: giuravano di non volere soldi dall’Enel”. Il segretario dem, Enrico Leopardo, rilancia: “Abbiamo fatto ricorso perché si devono presentare di fronte ai cittadini. Sono convinto che in aula su questa delibera si spaccheranno”. La settimana scorsa Cozzolino ha ricevuto una delegazione dei 5Stelle, guidata da Luigi Di Maio: passato per dare consigli e fiutare l’aria. Perché la paura del crollo di un altro Comune a 5Stelle è forte, con le urne a un passo. E se sarà dissesto? Cozzolino sospira: “Andrò avanti: la vita me la sono già rovinata…”.

Da Il Fatto Quotidiano del 21/02/2016