Quindici milioni per mettere definitivamente una pietra sopra l’era di Pietro Ciucci. E’ quanto sta spendendo l’Anas, ora diretta da Gianni Armani, per chiudere una volta per tutte il decennio più opaco e controverso di tutta la storia dell’azienda pubblica che si occupa di costruzione e manutenzione di strade, viadotti e gallerie. Quei soldi servono per incentivare l‘esodo di 50 dirigenti in 3 anni, cioè in sostanza per mandare via tutta la prima linea che aveva condiviso e avallato le discutibili scelte dell’ex monarca Ciucci e per tentare di aprire una nuova stagione con manager non compromessi.

L’operazione, di per sé comprensibile, è accompagnata però da uno strascico di polemiche perché c’è chi ritiene che i soldi riconosciuti ai fedeli di Ciucci siano troppi. Considerando, oltretutto, che sono quattrini pubblici, dato che l’Anas è una società interamente posseduta dal Tesoro.

La vicenda è stata al centro di una recente audizione in Senato del nuovo presidente Armani secondo cui l’avvicendamento dei manager era più che necessario, ma non poteva avvenire a costo zero. Al contrario per poterlo attuare in tempi ragionevolmente rapidi e nel rispetto delle leggi esistenti era necessario mettere mano al portafoglio. Al momento, in attesa che l’operazione sia completata, il costo sostenuto dall’Anas è di 12 milioni di euro a fronte di un risparmio stimato (in termini di stipendi non più corrisposti) di 38 milioni.

Ma al ministero delle Infrastrutture, ente incaricato della gestione dell’azienda pubblica, non si sono accontentati di queste spiegazioni. Ornella Segnalini, responsabile della vigilanza su Anas del dicastero, ha inviato una lettera ad Armani per chiedergli ulteriori delucidazioni. Una missiva dal contenuto simile l’ha inviata anche alla Corte dei Conti ipotizzando che nel quantum dell’incentivo all’esodo e nei criteri adottati per concederlo possano anche essere ravvisati i termini di un danno erariale.

Al momento sono 36 i dirigenti allontanati, la maggioranza dei quali dalla sede centrale di Roma e, in una fase successiva, l’operazione dovrebbe riguardare anche i funzionari titolari di uffici meno importanti.

Otto degli esodati della prima ondata non hanno comportato alcun costo per l’azienda perché il benservito è stato senza buonuscite. Tra loro c’è la Dama Nera, al secolo Antonella Accoglianò, arrestata il 21 ottobre a Roma nell’ambito di un’inchiesta su appalti e tangenti insieme a altri suoi tre ex colleghi. Nella categoria dei licenziati ci sono inoltre i tre dirigenti fiorentini arrestati in una retata precedente riguardante il compartimento Anas della Toscana.

In media ogni esodato ha ricevuto circa 428.500 euro, anche se questa è la media del pollo: nel mucchio ci sono alcuni manager gratificati da Ciucci con stipendi super e altri che prendevano anche meno della metà dei primi. Così c’è da supporre che alcuni manager abbiano salutato l’Anas con in tasca un bel malloppo: circa un milione di euro, è la voce che circola con insistenza, anche se dal canto suo la società non fornisce cifre ufficiali limitandosi a sostenere che “le cifre che stanno girando sono in larghissima parte superiori a quanto corrisposto”. Fatto sta che negli accordi di uscita è specificato che la cifra riconosciuta deve essere tenuta riservata, pena l’annullamento dell’accordo stesso.

In media agli esodati è stata riconosciuta una buonuscita pari a 20 mesi, anche se ad alcuni ne sono stati corrisposti 32.

Tra gli allontanati dell’era Ciucci figurano Carlo Ranucci (personale), Leopoldo Conforti (responsabile dell’ufficio legale), Alfredo Bajo, condirettore generale tecnico e già responsabile della segreteria di Ciucci, Michele Adiletta, direttore dell’esercizio stradale.

Nel calcolo della buonuscita è stata inserita anche una quota dell’Mbo (Management by objectives) degli ultimi tre anni, il premio riconosciuto in funzione dei risultati di efficienza e produttività raggiunti. E ad alcuni è apparso un controsenso la corresponsione anche di un premio ai manager di cui l’Anas si sta liberando.