Più di 35 milioni di italiani ascoltano la radio. Nel 2015 l’audience è salito del 2,1 per cento rispetto al 2014. Rtl 102.5 mantiene il suo primo posto, seguita da Rds e Radio Deejay. Il calo maggiore è per Radio Padania che passa da 119mila a 107mila utenti. Questi i dati dell’ultima indagine Radio Monitor, condotta da GfK Eurisko e relativi all’intero 2015 e al secondo semestre dell’anno. Le emittenti portano a casa un’altra buona notizia dopo i risultati positivi della raccolta pubblicitaria. A gennaio, infatti, l’Osservatorio Fcp-Assoradio ha confermato una crescita di fatturato dell’8,8 per cento rispetto al 2014. E se Linus, direttore artistico di Radio Deejay, ha sottolineato l’importanza di seguire percorsi di “qualità, personalità e ricerca” contro “appiattimento, spersonalizzazione e volgarità fine a se stessa”, il direttore di Radio Popolare Michele Migone spiega a FQMagazine quale sia ‘lo stato di salute’ delle emittenti. “Questo è un  buon periodo – dice – anche perché parliamo del media che più di ogni altro riesce a stare al passo con internet, grazie all’immediatezza e al senso di comunità”. E si potrebbe fare di più “smettendo di scimmiottare i talk show televisivi e offrendo veri approfondimenti” commenta il direttore.

IL CONFRONTO CON LO SCORSO ANNO E IL PODIO – Nel corso dell’indagine sono state raccolte 60 mila interviste per i dati sull’ultimo semestre, 120mila per quelli relativi all’intero anno. Il risultato? Se la base popolazione è passata da quasi 52 milioni ad all’incirca 53 milioni, sono aumentati anche gli ascoltatori, che nel 2014 erano 34 milioni e 300mila. Solo nel secondo semestre del 2015 la media è stata di 35,1 milioni. In crescita del 3,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014 (con 33,9 milioni). Confermato il podio rispetto ai dati dell’intero 2015. L’emittente più seguita resta Rtl 102.5 con 6 milioni e 814mila ascoltatori. L’anno scorso erano 6 milioni e 766mila. Secondo e terzo posto si invertono rispetto al 2014, ma entrambe registrano un aumento di audience. Questa volta la medaglia d’argento va a Rds in salita del 3,4 per cento con 4 milioni e 716mila utenti (l’anno precedente erano 4 milioni e 559mila), mentre al terzo posto c’è Radio Deejay con 4 milioni e 622 ascoltatori (4 milioni e 563 nel 2014) che, quindi, perde una posizione ma guadagna audience, facendo comunque registrare un 1,3 per cento in più.

LE ALTRE RADIO: CHI SALE E CHI SCENDE – Al quarto posto Radio Italia riesce a replicare i dati dell’anno precedente, ossia un bacino di 4 milioni e 538mila fedelissimi. Segue Radio 105 con 4 milioni e 525mila utenti (2,2 per cento in più rispetto al 2014). Al sesto e al settimo posto Radio 1 Rai e Radio 2 Rai che, insieme a Radio 3 Rai (al 14° posto) e a Kiss Kiss (al 10°) sono quelle che hanno avuto l’incremento maggiore. Siamo tra il 6 e il 6,9 per cento in più. Virgin è all’ottavo posto nella classifica (con 43mila ascoltatori in più), seguita da Radio 24. A registrare l’inflessione maggiore è Radio Padania con un calo del 10,1 per cento. Meno audience anche per le due reti Elemedia m2o (1,3 per cento in meno rispetto al 2014) e Capital (che registra un calo del 3,5 per cento) e per R101 (-4,2 per cento) e Radio Monte Carlo (-0,9 per cento). La new entry Isoradio Rai si assesta sui 729mila contatti al giorno.

LA RADIO: POTENZIALITÀ E FUTURO – Ma come sta la radio? Per il direttore di radio Popolare Michele Migone “attraversa un periodo felice”. Le ragioni si riscontrano nei tre pilastri che sono alla base del mezzo stesso: “Immediatezza dell’informazione, senso di appartenenza e intrattenimento sono ciò che permette alla radio di stare al passo con internet e di attirare ascoltatori”. Il senso di appartenenza, poi, è ancora più forte se parliamo di radio ben radicate su determinate aree geografiche. “Noi siamo seguiti e supportati da 15mila abbonati – dice Migone – che sono, insieme agli ascoltatori, la nostra comunità”. Ma le radio sfruttano davvero le proprie potenzialità? “Credo si potrebbe fare anche di più – replica il direttore di Radio Popolare – nel campo dell’informazione, ad esempio, smettendo di imitare alcuni talk-show televisivi con annessi litigi in diretta e dedicando più risorse e più spazio a veri approfondimenti”. L’alternativa? “La radio piace perché permette approfondimenti con ritmi più lunghi, gli ascoltatori amano interviste a personaggi o reportage di ampio respiro”. La scommessa è osare di più: “Magari tornando ad avere il coraggio di leggere un libro in onda come ha fatto la BBC qualche anno fa tenendo inchiodati per ore e ore almeno un paio di milioni di inglesi”.

SE LA MUSICA CAMBIA – Prima di Sanremo si è parlato nuovamente dei giovani talenti, che non trovano più nella radio un trampolino di lancio. E della possibilità di introdurre delle quote obbligatorie nella programmazione radiofonica per gli artisti emergenti. “Una volta il personaggio che piaceva in radio passava alla televisione, oggi è un po’ il contrario: c’è più attenzione se l’artista è già piaciuto in tv” dice Migone. La radio ha ancora un importante impatto promozionale, che cambia però a seconda dell’età degli ascoltatori. “La musica viene ascoltata in radio soprattutto dai 25 anni in su mentre i giovanissimi – spiega il direttore di Radio Popolare – da almeno una decina d’anni si affidano soprattutto alla rete, dove possono scegliere tra una quantità infinita di autori e di pezzi”. Segni dei tempi. Davanti ai quali non c’è però resa: “Ecco perché bisognerebbe osare di più”.