Un dipendente di Green Hill in camice ‘da lavoro’ tiene in mano un cucciolo di beagle morto con il cervello fuori dalla calotta cranica e il cordone ombelicale ancora attaccato, mentre con l’altra mano fa il dito medio rivolto a cane e fotocamera. E’ la foto choc scelta dalla Lega Anti Vivisezione (LAV) per ricordare cosa è accaduto dentro al “lager” di Montichiari (Brescia) prima del blitz con la “liberazione” di una sessantina di cani il 28 aprile 2012, e prima della definitiva chiusura dello stabilimento Green Hill nell’estate del 2012 che ha portato alla riassegnazione a oltre 3mila famiglie italiane dei beagle destinati alla sperimentazione. Una campagna di sensibilizzazione, quella della LAV, rivolta a stampa e cittadini alla vigilia del processo d’appello contro i responsabili di Green Hill che si svolgerà a Brescia il 23 febbraio 2016.

In primo grado erano stati giudicati colpevoli di maltrattamenti e uccisioni di animali il veterinario della struttura Renzo Graziosi, Ghislane Rondot (co-gestore di “Green Hill 2001”) – entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi –, e Roberto Bravi, direttore dell’allevamento, condannato a un anno. Se però il collegio giudicante di secondo grado ribaltasse la condanna i beagle potrebbero perfino tornare nella disponibilità dell’azienda/allevamento che, tra le ipotesi possibili, potrebbe portarli appena fuori dal confine italiano e utilizzarli per prelievo di sangue e plasma, come accadeva prima del sequestro dei cani, secondo quanto emerso in fase processuale dalla testimonianza della Rondot. “Se ciò accadesse verrebbe meno la confisca dei cani, quindi esiste l’ipotesi che Green Hill si riappropri dei beagle ceduti alle famiglie che ora li stanno accudendo”, spiega la LAV a ilfattoquotidiano.it.

“Stiamo parlando di un caso senza precedenti nel nostro paese, 3600 cani dati in affidamento. Per fortuna in Italia è stato approvato il Decreto Legislativo 26/2014 che ha finalmente vietato l’allevamento di cani a fini sperimentali. Se in secondo grado si ribaltasse la sentenza di colpevolezza, ma anche se venisse confermata e poi ci fosse in terzo grado che ribaltasse di nuovo il verdetto, o addirittura scattasse la prescrizione, la Guardia Forestale sarebbe costretta a riprendersi uno per i cani affidati alle famiglie più di tre anni fa per riportarli all’azienda che in Italia non può comunque più utilizzarli per il proprio business. Va anche detto che grazie ad una disposizione della Procura di Brescia è stata favorita la cessione definitiva con decreto di vendita dei beagle (circa 100 euro l’uno ndr) pagando l’azienda”.

#IOSTOCONIBEAGLE è quindi l’hashtag della campagna LAV dove vengono sollecitate le famiglie che hanno accolto i circa 3mila cani, e tutta l’ “Italia civile”, a difendere i beagle liberi da Green Hill in questa fase processuale cruciale. Oltre alla protesta sui social l’appuntamento è per martedì 23 febbraio, alle 9.30 davanti al Tribunale di Brescia per chiedere, in modo pacifico, la certezza di una condanna severa per i responsabili delle uccisioni e dei maltrattamenti all’interno dell’allevamento di cani destinati alla sperimentazione. “Saremo presenti in Aula per ottenere una nuova condanna esemplare che, in primo grado, ha già inflitto a Green Hill tre significative condanne per maltrattamenti e uccisione di animali con sospensione dell’attività per due anni”, spiega la LAV. “Abbiamo fiducia nella giustizia: sono numerosi e solidi gli elementi di prova che documentano uccisioni e maltrattamenti senza necessità, così come controlli inadeguati, tanto che il prossimo 9 marzo si aprirà il processo ‘Green Hill bis’ a carico di veterinari Asl e dipendenti dell’allevamento”. “Come si potrebbero restituire i beagle a coloro che hanno avallato un esorbitante numero di decessi di cani, che avveniva per mancanza di cure idonee? – si chiedono dalla Lega AntiVivisezione. “6023 i beagle morti tra il 2008 e il 2012 e un unico veterinario che doveva occuparsi di quasi 3000 cani. Come sarebbe possibile dare legittimità a questo sistema, dove è stato accertato lo sfruttamento delle fattrici, la promiscuità degli animali, decine di animali morti soffocati dalla segatura e il frequente contatto con le feci? Come sarebbe possibile rimettere i beagle nelle mani di chi li ha soppressi con iniezioni di Tanax somministrato senza pre-anestesia o ha scientemente deciso di non curarli adeguatamente quando malati di rogna, perché le cure avrebbero potuto rovinare la successiva vendita?”.