“Coscienza” è una parola che può avere significati diversi e non certo semplici da comprendere fino in fondo. Mi vengono in mente tre possibili accezioni. La prima è “stato di coscienza” che corrisponde allo stato biologico di “essere vigile” e si contrappone a “non vigile”, come quando si sviene o si entra in coma. Vi è poi l’accezione psicologica di coscienza come “consapevolezza” che si contrappone ad “inconscio”. Lascio per ultimo il significato etico: mettersi una mano sulla coscienza, agire secondo coscienza, “la legge morale dentro di me” che Kant distingueva dal cielo “stellato sopra di me”.

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Proviamo dunque ad utilizzare questo breve glossario per analizzare il significato degli ultimi avvenimenti politici di “lasciare ai parlamentari la libertà di decidere sulla stepchild adoption secondo coscienza”. Mi soffermo solo sul modello ch’è ricorrente e non sul fatto in se che è occasionale. Sicuramente possiamo tralasciare il significato di “vigilanza”. Nessuno potrebbe pensare che si possa andare a votare in stato di coma, sarebbe come rivedere la leggenda del soldato morto ma, allo stesso tempo, abile e arruolato, che Bertold Brecht scrisse nel 1918.

Veniamo al secondo significato che in qualche modo potrebbe anche entrarci, perché certi argomenti come appunto i gay, le adozioni, i bambini, attivano una parte di noi inconsapevole che può influenzare la nostra parte razionale e indurci a compiere, come diceva Freud “atti mancati”, azioni al di fuori del nostro controllo. L’invito potrebbe contenere un’esortazione a tenere a bada la nostra parte irrazionale per votare in maniera più consapevole possibile, a giudicare senza pregiudizi. Ma in realtà questa spiegazione non è molto convincente, mi sembra un po’ troppo sofisticata e lambiccata.

Sembra dunque che in questa particolare situazione viene permesso di votare in libertà di coscienza, come ognuno ritiene più opportuno, secondo quello che profondamente sente dentro. Belle parole, ma strane perché pongono degli interrogativi: perché definire qualcosa che, a lume di naso, dovrebbe essere sempre così? Se si afferma che in una determinata occasione si ha liceità di votare secondo coscienza, cosa succede tutte le altre volte che si vota? Si vota al di fuori della propria coscienza morale?

Visto che tendiamo ormai a ragionare in termini sistemici dovremmo pensare che le persone più rappresentative del nostro paese possano diventare succubi di un sistema così complesso, che hanno chiamato “partito”, che loro stesse hanno contribuito a costituire e continuano a mantenere, ma che le espropria delle coscienze personali in nome di una coscienza collettiva e che questo gioco viene chiamato democrazia.

Ad avvalorare questa tesi vi è la questione del voto segreto che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana indebitamente reclama, trascurando, a mio avviso, l’etica per la ragion politica: se si vuole votare secondo la propria coscienza si deve farlo di nascosto senza poterlo mostrare a tutti, come fosse qualcosa di cui ci si debba vergognare, se viceversa si vota “secondo le istruzioni”, e magari contro la propria coscienza, lo si può fare tranquillamente davanti a tutti.

Non vale più l’esortazione: “Ognuno abbia il coraggio di mostrare quello in cui profondamente crede attraverso la visibilità delle proprie azioni”, ma piuttosto sembra che l’emblematica foglia di fico, estenda il suo dominio non soltanto agli attributi sessuali ma anche alle idee, alle fantasie e alle opinioni. Almeno io ho capito così.