Un dildo con le ceneri dell’amato perduto per consolare la vedova in eterno. Parliamo di 21 grammi, l’oggetto/opera d’arte creato dall’artista olandese Mark Sturkenboom che gioca con il macabro e rinvigorisce il desiderio sessuale in tarda età attraverso il filtro dell’intuizione artistica. Lo scatolino grigio pallido,  onnicomprensivo di parecchie funzioni e gadget può essere visionato qui. Con una forma che ricorda vagamente il beauty case ma anche gli ingombranti e vibranti apparecchi per l’aerosol 21 grammi si apre con una chiave di ottone placcata oro che può essere indossata dall’acquirente come fosse una collana, e ha incorporato un amplificatore con mini casse per ascoltare la musica proveniente da un iPhone che può essere infilato nell’apposita fessura sul retro dello scatolino. 21 grammi raccoglie inoltre un cassettino dove riporre oggetti dell’amato mortale come un fazzoletto o un foulard, due alette mortuarie a coronare il punto dove può essere riposto un anello regalato dal defunto, e un diffusore di profumo con pompetta da inizio secolo per irrorare l’intero oggetto di profumo.

“21 grammi è un box-memoria che permette ad una vedova di tornare ai ricordi intimi della persona cara perduta”, ha spiegato Sturkenboom. “Dopo il trapasso la mancanza di intimità con quella persona è uno degli aspetti del dolore e del lutto. Questo il principio base che mi ha spinto a creare 21 grammi. L’urna offre la possibilità di conservare ventuno grammi delle ceneri del defunto mostrando l’eterno desiderio della vedova. Potendo avere in una scatola i diversi momenti della vita vissuti insieme alla persona cara che non c’è più, l’odore del suo profumo, la musica ascoltata insieme, facendo rivivere il momento in cui lui ha dato a lei il suo primo anello, si apre una finestra sui momenti passati di amore e intimità”. Il pezzo forte dell’insieme è però il dildo che riposa al centro del box di 21 grammi: all’interno della classica forma in vetro si trova un dildo ancor più piccino placcato oro dove sono contenute le ceneri del defunto, innestato al tappo in ottone che blocca il tutto.

Il designer che vive a Utrechtsi è laureato nel 2012 all’Artez, l’Accademia delle Arti e del Design di Arthem, e da allora ha focalizzato la sua produzione di pezzi in edizione limitata che reinterpretano i prodotti noti al pubblico generalista per esaminare temi come l’amore, il tempo e il valore della vita. L’idea di 21 grammi, che è fatto a mano, su ordinazione, con un prezzo da concordare, e che può essere personalizzato per le esigenze del cliente, è nato dal rapporto di Sturkenboom con un’anziana vedova. “Mi è capitato di dover aiutare un’anziana signora a riportare in casa la spesa. Vicino alla finestra aveva un’urna con i resti di suo marito. Mi ha parlato di lui con tanto amore, ma quel vaso a cui si rivolgeva non rifletteva affatto l’amore che lei provava”, ha affermato l’artista olandese. “In quei giorni lessi anche un articolo sulle vedove, il tabù del sesso e l’intimità, così ho pensato tra me e me: “posso combinare questi temi e creare un oggetto che parli di amore, del senso della perdita e dell’intimità?”.

Il nome del progetto – 21 grammi – fa riferimento alla pseudo scoperta scientifica del 1907 effettuata dal medico statunitense Duncan MacDougall. Dopo aver pesato sei persone al momento del trapasso, MacDougall dichiarò di essere riuscito a misurare la massa ipoteticamente persa da un essere umano quando l’anima lascerebbe il corpo al momento della morte. Il New York Times e l’American Medicine diffusero la notizia tra lo scetticismo del mondo scientifico. Questa sorta di ricordo popolare, cosiddetto ‘meme’, è tornato alla ribalta recentemente nel 2003 quando il regista premio Oscar, Alejandro Gonzalez Inarritu, ha girato il film omonimo interpretato da Sean Penn (che interpreta un malato di cuore), Naomi Watts e Benicio Del Toro. Il peso dell’anima, quei 21 grammi che hanno affascinato il regista messicano, sono ritornati anche nel recente brano di Fedez. Il pezzo venne accusato da alcuni utenti sulla sua pagina Facebook di essere un “inno alla droga”, quando invece il cantante milanese zittì tutti sostenendo che il riferimento invece era proprio al peso dell’anima, alla sempiterna “teoria” del benemerito MacDougall.