Forse gli automobilisti abruzzesi (e non solo) non lo sanno. Ma l’autostrada sulla quale continuano a viaggiare è ad alto rischio sismico. Soprattutto dopo il terremoto del 2009 che ha distrutto L’Aquila e i comuni del circondario. E messo a dura prova le strutture della loro principale arteria di collegamento tra Roma, Teramo e Pescara. «Se le cose restano così come sono, dal momento che continuiamo regolarmente a fare manutenzione ordinaria, pericoli per gli utenti non ce ne sono. Ma – avverte l’amministratore delegato di Strada dei Parchi spa, Cesare Ramadori, sentito da ilfattoquotidiano.it – di fronte ad un evento sismico come quello di sette anni fa le conseguenze potrebbero essere disastrose». E tutto perché gli interventi urgenti che la Legge di Stabilità del 2012 – includendo i 281,4 chilometri sui quali si snodano l’A24 (Roma-L’Aquila-Teramo) e l’A25 (Torano-Avezzano-Pescara) tra le “opere strategiche per la finalità di protezione civile” – ha imposto per l’adeguamento “alla normativa antisismica” e la “messa in sicurezza dei viadotti” sono ancora al palo. A causa dei ritardi del ministero delle Infrastrutture che non riesce a pronunciarsi sul piano di interventi proposto e sollecitato da anni dalla società concessionaria.

MOBILITAZIONE DEMOCRATICA Ma forse qualcosa adesso succederà. E quello che il dicastero guidato da Graziano Delrio non è riuscito ancora a fare, potrebbe mettersi finalmente in moto. Perché la questione dei ritardi che rendono questa autostrada tra le più a rischio d’Italia sotto il profilo sismico è sbarcata in Parlamento. Con un’interrogazione rivolta proprio a Delrio, presentata da un gruppo di deputati del Partito democratico – primo firmatario il teramano (di Roseto degli Abruzzi) Tommaso Ginoble – per chiedere, tra l’altro, numi sullo “stato dei lavori istruttori relativo al Piano economico finanziario (Pef)” della Strada dei Parchi che “risulta però ancora all’esame del ministero”. Oltre a chiarimenti sui tempi entro i quali sarà approvato e, qualora sussistano, anche sugli eventuali ostacoli ed impedimenti che non ne hanno ancora permesso l’aggiornamento. Nonostante sia stato “depositato l’11 ottobre 2013 con l’avallo delle Regioni Lazio e Abruzzo”. Nel frattempo, in attesa che la pratica del Pef si sblocchi, dal 1o gennaio 2016 la Strada dei Parchi “ha disposto l’aumento delle tariffe, sui tratti di competenza, del 3,45 per cento”. Si tratta, sottolinea Ginoble, dell’aumento “più alto autorizzato dal governo, dopo quello concesso alla Torino-Milano”. Ed è ormai “appuntamento fisso” di ogni inizio anno: 4,78 per cento nel 2010, 8,14 nel 2011, 8,06 nel 2012 e 8,28 nel 2014. E’ “anche al fine di evitare un incremento delle tariffe non sostenibile per l’utenza”, del resto, che i deputati del Pd sollecitano “la rinegoziazione delle condizioni della concessione”.

ASPETTANDO IL MINISTERO Ma cosa prevede il Pef proposto dalla spa che gestisce l’A24 e l’A25? E’ stata la stessa Strada dei Parchi a riassumerne i contenuti essenziali in una lettera, datata 7 agosto 2015, inviata al dipartimento competente del ministero delle Infrastrutture e, per conoscenza, ai presidenti delle Regioni Lazio e Abruzzo oltre che al capo di gabinetto di Delrio. Sottolineando “l’assoluta esigenza che in termini strettissimi si decida in merito alla richiesta di revisione ed aggiornamento del Pef vigente”. Tenuto conto che, in mancanza, “verrebbe pregiudicata la possibilità di avviare tempestivamente interventi obbligatori per legge e necessari per la sicurezza delle opere e del traffico autostradale”. Quando nel 2009 il terremoto colpì L’Aquila e i comuni del circondario, la concessione della Strada dei Parchi era stata rinnovata da appena un anno. E sarebbe scaduta, al termine del quinquennio, nel 2013. “Durante quei quattro anni abbiamo studiato la situazione per capire come intervenire sulle infrastrutture ricomprese nel cratere del sisma – spiega l’amministratore delegato Ramadori –. Nello stesso periodo ammonta a circa 60 milioni di euro la somma impiegata negli interventi urgenti di consolidamento delle due arterie”. E, nell’agosto 2015, la società concessionaria ha trasmesso al ministero delle Infrastrutture la soluzione che, a suo avviso, meglio risponde alle prescrizioni normative. “Interventi che la Legge di Stabilità del 2012 ci impone – prosegue il numero uno della Strada dei Parchi –. Noi abbiamo provveduto, restiamo in attesa che il ministero si pronunci”. Insomma, una questione delicata. Perché in ballo c’è, innanzitutto, la sicurezza di tutti quei cittadini che quotidianamente percorrono le due arterie. “Che sono sicure nei limiti fissati dalle normative vigenti negli anni 60-70 durante i quali furono progettate”, insiste Ramadori. Fermo restando che un terremoto della stessa intensità di quello del 2009, in assenza dei necessari interventi di adeguamento, potrebbe avere “conseguenze disastrose”.

AVANTI PIANO Per ottemperare, invece, alle disposizioni attualmente in vigore, la Strada dei Parchi ha proposto la realizzazioni di due varianti, una sull’A24 e l’altra sull’A25. “In questo modo si abbatteranno le quote di valico, migliorando la curvatura dei raggi orizzontali e migliorando la pendenza longitudinale che, in alcuni tratti, raggiunge il 6% a fronte di un livello ottimale del 4%”, spiega ancora Ramadori. Interventi che richiederanno anche l’apertura di nuove gallerie per un costo stimato – tenuto conto di entrambe le varianti – di 5,7 miliardi di euro. “Con la possibilità di scendere a circa 3,9 accantonando provvisoriamente la variante Cerchio-Bussi, nei pressi di Pescara – prosegue l’ad di Strada dei Parchi –. La Regione sta cercando di far passare in Abruzzo l’ottavo corridoio trans-europeo che collegherà Albania, Italia e Spagna: si potrebbe pertanto chiedere l’accesso ai fondi Ue per realizzare la seconda variante”. E risparmiare 1,8 miliardi di euro. Ammesso che il tentativo vada a buon fine, come coprire i restanti 3,9 miliardi o, nel caso di maggiore impegno, i 5,7 che occorrono? “Abbiamo proposto al governo di ricorrere alla misura compensativa della defiscalizzazione. In questo modo lo Stato non dovrà sborsare un euro e recupererà il mancato introito fiscale dal ritorno dell’indotto che l’investimento metterà in moto: parliamo di 200 mila posti di lavoro e di un punto percentuale di Pil in 10 anni – conclude Ramadori –. Allo stesso tempo abbiamo chiesto, per rendere l’investimento sostenibile, la proroga della concessione di 20 anni, dal 2030 al 2050, così da garantire il contenimento dell’aumento delle tariffe entro il limite annuo massimo del 2-2,5%”. Sempre che, al ministero delle Infrastrutture qualcuno risponda. Soprattutto per offrire la sicurezza necessaria agli utenti automobilisti.

Twitter: @Antonio_Pitoni