ferrucio de bortoli 675
Probabilmente non succederà, perché Ferruccio De Bortoli è persona seria, e qualsiasi persona seria (a meno di una vena di artistica follia) non si infilerebbe nel complicato rebus delle elezioni comunali di Milano nelle quali, ad oggi, la sfida è tra tre indistinte e indistinguibili figure di manager: l’ideale per un potere che vuole convincerci tutti che occuparsi di politica è una pirlata (o una bischerata) e che ci vuole l’uomo solo al comando.
Eppure la figura di De Bortoli sarebbe per Milano quella giusta. Non tanto per la sinistra rimasta fuori dalle primarie. Ma per tutta l’area vastissima che ancora crede nella partecipazione attiva alla vita della città e del Paese.
Perché Ferruccio De Bortoli è una persona per bene e che ha in gran considerazione il valore dell’onestà e del bene comune. E questo, a Milano ma non solo, è un valore importante.
Perché Ferruccio De Bortoli è stato il direttore del Corriere della Sera, e dunque conosce bene i meccanismi del potere pur non essendo mai stato complice dello stesso quando deviava verso atteggiamenti non trasparenti.
Perché essendo stato direttore di un grande quotidiano sa bene come si gestisce una squadra – una grande squadra – quando si è sotto pressione. E il sindaco di Milano è sempre sotto pressione.
Perché ha capito la pericolosità del momento politico e dei tentativi di trasformare – attraverso le “riforme” costituzionali – la repubblica nata dalla Resistenza.
Perché ha cominciato a lavorare al Corriere dei Ragazzi. E di un occhio verso “i ragazzi” Milano ha bisogno.
Perché è stato tra i primi giornalisti italiani a pubblicare il suo indirizzo mail in calce a un articolo, dimostrando la sua attenzione al rapporto con i cittadini e la sua modernità.
Perché è presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, e quindi ha ben presente i pericoli dei rigurgiti neofascisti e neonazisti.
Perché i maligni dicono che fu cacciato dal Corriere la prima volta da Berlusconi, la seconda da Renzi. Il contrario di Sala, che fu nominato dalla Moratti e voluto candidato a Milano da Renzi.
C’è un ultimo perché che mi fa dire che sarebbe il candidato ideale: il fatto  come si diceva all’inizio –  che De Bortoli non ci pensa nemmeno a candidarsi. E questo fa di lui, appunto, una persona per bene, il che non è poco.
Certo è che la Milano democratica, quella che non vorrebbe sottostare ai diktat romani, quella che crede ancora che la cosa pubblica sia di tutti e non a disposizione dei grumi di potere, avrebbe il dovere di svegliarsi, adesso. E trovare una figura all’altezza della situazione.