E’ morto all’ospedale Al Salam di Giza Boutros Boutros Ghali, ex segretario generale dell’Onu. L’annuncio è arrivato a New York in Consiglio di Sicurezza, che ha osservato un minuto di silenzio. L’ex capo delle Nazioni Unite ed ex vice-ministro degli esteri egiziano, aveva 93 anni.

L’ambasciatore venezuelano Rafael Ramirez, che ha la presidenza di turno dei Quindici ha fatto l’annuncio all’inizio della riunione sulla crisi umanitaria in Yemen e ha chiesto ai membri di alzarsi per un minuto di silenzio.

Classe 1922, erede di una influente famiglia cristiano-copta del Cairo (un nonno primo ministro fu assassinato nel 1910), era salito ai vertici delle Nazioni Unite nel 1992, primo africano e primo arabo, trovandosi a gestire speranze e timori dopo la fine della guerra fredda.

Sotto di lui le Nazioni Unite affrontarono crisi epocali, dalla ex Jugoslavia, alla Somalia e al Ruanda. Difficoltà, insuccessi e quattro anni di frizioni con gli Stati Uniti gli costarono la riconferma: Boutros Ghali è stato l’unico segretario generale a non essere rieletto per il secondo mandato.

Aveva preso le redini del Segretariato in un momento di grande speranza per i destini delle Nazioni Unite. Non furono sotto di lui soltanto debacle: come ha ricordato l’ex ambasciatore italiano all’Onu negli anni Novanta Francesco Paolo Fulci, Boutros Ghali ha avuto al suo credito la positiva conclusione delle operazioni di pace in Cambogia, Mozambico ed El Salvador. Oggi Ban ha reso omaggio ad altre iniziative intraprese in risposta alla nuova era, in particolare il dossier “Agenda per la pace”.

La direttrice dell’Unesco, Irina Bokova, candidata ufficialmente dalla Bulgaria alla successione di Ban, ha definito su Twitter Boutros-Ghali “un artigiano della pace“. L’ex premier Romano Prodi (“profondamente rattristato”) ne ha ricordato in particolare la grande attenzione per il Mediterraneo, “contesto per il quale si è personalmente esposto”.

Il mandato del sesto segretario generale dell’Onu fu ostacolato da crescenti tensioni con gli Usa. Alto dignitario nel governo di Anwar Sadat, a suo agio nelle tende dei beduini o in un palazzo presidenziale, Boutros Ghali aveva avuto un ruolo chiave, ad esempio, negli accordi di Camp David. Nel 1992 c’erano dubbi fosse troppo vecchio o troppo filo-arabo e filo-palestinese. Ma Israele venne rassicurato e l’allora presidente americano uscente George H. W. Bush diede luce verde.

I rapporti con Washington peggiorarono sotto Bill Clinton. Nelle sue memorie del 1999, l’ex segretario generale raccontò che gli americani volevano imporgli dove non andare, e cosa dire e non dire nei discorsi. Lo stesso Clinton, arrivato alla Casa Bianca da multilateralista, fu costretto a una marcia indietro alla vista di 18 Ranger americani trucidati a Mogadiscio.

Dal fiasco in Somalia all’inerzia in Ruanda, davanti al genocidio di oltre un milione di persone in cento giorni: “Il mio peggior insuccesso”, disse poi, in una intervista del 2005. Nel 1996, alla scadenza del primo mandato, si ricandidò: il Consiglio di Sicurezza a stragrande maggioranza votò per lui, ma il veto dell’ambasciatrice americana Madeleine Albright gli sbarrò la strada e al suo posto venne eletto un altro africano, Kofi Annan.