Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica con più sfumature facciali di Gabriel Garko. Altre considerazioni.

1. Il Che Gue Sarri ha sempre l’espressione di uno che ha riso l’ultima volta quando ha festeggiato il 50esimo compleanno di Breznev. Te lo immagini che torna a casa e, per rilassarsi, picchia Nardella con un manganello rubato alla buonanima di Kruscev. Sabato sera era persino più incazzoso, e c’è da capirlo. Ha detto che “la Juve è oggettivamente di un’altra categoria”, e sa benissimo che non è vero. O perlomeno, sabato non si è visto. Per questo la sconfitta fa molto male: sarà fondamentale vincere con Villareal e Milan, per smaltire immediatamente le scorie negative. Quelle scorie, per intendersi, che nel tennis assalgono l’underdog dopo aver mancato un match point contro il numero uno al mondo. Poi ti ritrovi neanche sai come al tiebreak, che Djokovic domina 7-0. Fischiettando. Il bello deve ancora venire, Commodoro Marxista?

2. Il pareggio era il risultato più giusto? Sì. La Juve ha rubato la vittoria? No. E sta già tutta qui la forza della corazzata di Allegri. Quindici vittorie di fila non sono mai per caso e questa squadra è davvero meravigliosa. Quanta solidità, quanta consapevolezza, quanta ferocia. Higuain ha ciccato partita per la prima volta, e anche questo non è un caso: molto semplicemente, per la prima volta si è trovato davanti al top della forma Bonucci e – ancor più – quel vecchio satanasso di Barzagli. La Juve è squadra sorniona, che nulla concede e non si agita mai perché sa che, prima o poi, il gol lo troverà. Soprattutto nell’ultimo quarto d’ora, che infatti ha già portato i tre punti con Torino, Fiorentina, Roma e Napoli. Che dire? Fenomeni.

3. L’Inter è quinta.

4. Il Commodoro Marxista ha giocato per il pareggio? Sì e no. Ha giocato per imbrigliare Pogba, Dybala e Morata. E c’è anche riuscito. Per 87 minuti è stato uno 0-0 perfetto, di quelli che esaltavano Gianni Brera. Poi, fatale, la carambola divina. Che va quasi sempre a vantaggio di chi, a queste partitissime, c’è abituato. Dalla nascita.

5. Zaza in panchina è un lusso che può concedersi giusto Allegri. Forse lo usa troppo poco. Poi però ascolti le sue interviste, ti inebri di fronte a quella sua espressione a metà strada tra una Picierno che discetta del bosone di Higgs e un Gasparri che parla di qualsiasi cosa, e capisci che Allegri lo relega in panchina perché non gli perdona non tanto di non aver letto la Recherche di Proust: non gli perdona il non sapere neanche che la Recherche esista. E fa bene.

6. Sì, l’Inter è quinta.

7. Mirabil tenzone per il terzo posto, che è già dell’Inter di default ma che – in una illusione collettiva che ci coinvolge tutti – affascina nella sua apparente lotta a quattro. Sensazioni sparse. Bernardeschi deve giocare titolare in Nazionale. Borja Valero è Luce e Vita, giacché Egli giganteggia e signoreggia con agio illuminato. Col suo gollonzo a tempo scaduto, Babacar ha indotto Mancini a indovinare la prima mossa tattica giusta della stagione: il silenzio stampa. Paulo Sousa sta facendo un miracolo e ieri è riuscito a tenere unita la squadra persino dopo uno 0-1 arrivato puntualmente al primo tiro in porta (targato #epicbrozo) delle milizie di Vecchioni. La Roma, se mercoledì non prende la solita imbarcata europea per poi smarrirsi nei propri demoni, è a oggi la terza naturale (Inter a parte).

8. Mihajlovic ha portato San Siro ad applaudire di nuovo Honda e Montolivo: pareva impossibile. Il Milan non è bello da vedere, ma ha una sua geometria tignosa e una solidità apprezzabile. Nulla può contro Juve e Napoli, ma – oggi – con le altre se la gioca. Si è rivisto Menez, la cui anarchia rende per contrasto Bakunin un timido predecessore di Buttiglione. Galliani ha detto che Vangioni è il nuovo Serginho e Locatelli il nuovo Albertini: sfortunatamente Galliani è il vecchio Galliani, quindi sono parole che valgono come una dichiarazione qualsiasi di Alfano (cioè niente). Continua poi il campionato rutilante di Balotelli, la cui utilità nel Milan è pari a quella che aveva Rotondi nel centrodestra berlusconiano.

9. Pare che Luiz Adriano si sia rasato i capelli per essere più brutto del duetto di Caccamo e Iurato a Sanremo. C’è riuscito.

10. Davvero, dico sul serio: l’Inter è quinta.

P.S. Mi scrive adesso il mio amico Nardella: “Ciao gufo cazzone. Son qua che festeggio la vittoria della Viola con Carboni e Verdini agli Uffizi. Denis ha portato anche la spuma bionda: vieni?”. Gli ho risposto che ho un impegno, ma che Travaglio era libero ed è già sul Frecciarossa Roma-Firenze. Beato lui. A lunedì prossimo.