Gli studenti italiani e le loro famiglie hanno ancora una decina di giorni (il 22 febbraio è fissata la data di scadenza) per decidere il futuro scolastico: liceo classico o scientifico? Meglio un istituto tecnico o un professionale? Ma qual è il corso che garantisce un’occupazione dopo il diploma?

Secondo un sondaggio svolto da Skuola.net tra 3230 studenti della scuola secondaria di primo grado un tredicenne su quattro è indeciso sulla scuola a cui inviare la sua domanda. “Tra questi, uno su tre ha paura di sbagliare e doversi poi ritrovare – spiega Daniele Grassucci, responsabile del portale – a fare i conti con questo errore. L’orientamento scolastico poi, quando c’è stato, evidentemente non ha portato i suoi frutti per un altro 31% che ancora fatica a capire per cosa è portato. E il 7% racconta di indirizzi scolastici che non gli sono stati spiegati così bene”.
Inoltrarsi nella giungla degli indirizzi non è facile. Ci aiuta Francesco Dell’Oro, esperto di orientamento scolastico e autore di “Cercasi scuola disperatamente”.

Prima di tutto bisogna tenere in considerazione che è cambiata la terminologia: oggi quello che chiamavamo “geometra” è il corso di “costruzione ambiente e territorio”; quello che si definiva ragioniere programmatore è diventato il corso di “sistemi informativi aziendali” e l’alberghiero ha preso il nome di “servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità”.
Preso atto di questa rivoluzione, prima di fare un tour tra le diverse tipologie di scuola, “va fatta una distinzione importante sulla durata: se si sceglie un liceo o un tecnico professionale si deve studiare cinque anni. Così i corsi di formazione professionale che fino al 2002 duravano solo due anni oggi permettono di arrivare al terzo anno e avere la qualifica professionale; al quarto un diploma professionale tecnico e in alcuni corsi è possibile fare il quinto anno dove non è possibile ottenere il diploma di maturità (essendo dei corsi regionali) ma si può ottenere il diploma negli istituti professionali analoghi”.

Terzo consiglio dell’esperto: “Più andiamo verso i tecnici e i licei più abbiamo a che fare con lo studio teorico; più andiamo nei corsi di formazione professionale più abbiamo a che fare con corsi finalizzati al lavoro. Le gerarchie che trasmettiamo nella scuola sono molto opinabili ma questo schema è figlio dell’attuale organizzazione scolastica. La complessità dello studio, la fatica e l’impegno è graduato sui vari corsi”. Premesse necessarie per affrontare il viaggio d’orientamento.

Partiamo dagli istituti professionali che si dividono in due settori con sei indirizzi.
Il primo riguarda l’area dei servizi: quello per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera; i socio sanitari; i servizi commerciali e quelli per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Il secondo dedicato all’industria e all’artigianato ha due indirizzi: produzioni industriali ed artigianali; manutenzione e assistenza tecnica. “In un regime di economia di scala – spiega Dell’Oro – si poteva tener conto dei corsi più finalizzati al lavoro ma oggi le aziende si muovono in maniera diversa: sono interessate alle competenze, guardano alla capacità di lavorare in gruppo, all’autonomia. La specializzazione la fanno in azienda con corsi di formazione. Va detto comunque che ci sono alcuni corsi più competitivi nel settore dei servizi come quello che chiamavamo “alberghiero”. Nel socio-sanitario va fatta un’ulteriore distinzione perché ci sono tre corsi: tecnico servizio soci sanitari che riguarda soprattutto le ragazze, serve a lavorare negli asili nido o diventare puericultrici con un anno di specializzazione. Ottico e odontotecnico.

Seconda tappa Gli istituti tecnici. Hanno due macro settori e undici indirizzi.
La prima area è quella tecnologica che ha tra gli indirizzi: informatica e telecomunicazioni; elettronica ed elettrotecnica; costruzioni, ambiente e territorio; meccanica, meccatronica ed energia; chimica, materiali e biotecnologie; agraria, agroalimentare e agroindustria; trasporti e logistica; grafica e comunicazione e sistema moda. La seconda aerea è quella economica con due soli indirizzi: amministrazione; finanza e marketing e turismo. Anche qui va fatta una premessa, spiega Dell’Oro: “I tecnici rischiano di essere sottovalutati ma sono molto impegnativi. C’è una banalizzazione spaventosa di queste scuole”. Non basta essere bravi a giocare con la “play” per iscriversi a “informatica e telecomunicazioni” (il più richiesto secondo i dati del Miur nel 2012/2013).
“Chi sceglie il settore tecnologico – continua Dell’Oro – deve sapere che studierà matematica, fisica, chimica; queste sono le materie che lo caratterizzano così anche in quello economico, chiaramente, dove passato il biennio comune a tutti gli indirizzi, si studiano due o tre lingue”. Va poi detto che qui ci sono le professioni più ricercate: “Guardando i dati di Unioncamere – spiega Grassucci – i tecnici di amministrazione finanza e marketing; gli addetti agli stipendi e paghe; i progettisti di software e i tecnici di applicazioni informatiche sono introvabili in Italia”.

Terza tappa, i licei che si dividono in sei indirizzi: artistico, scienze umane, musicale e coreutico, classico, linguistico e scientifico.
“Sui licei si fa una gran confusione – spiega l’esperto in orientamento – sull’area scientifica dove ci sono tre percorsi. Chi sceglie questo indirizzo oggi ha meno ore di latino ma dodici in più di materie matematiche. Molti ragazzi, poi, si iscrivono al corso di scienze applicate convinti di trovare un sacco di laboratori ma non è così. L’altro corso di studi che sta creando confusione è il liceo sportivo: i ragazzi vanno a questo indirizzo convinti che si va a fare sport invece è un liceo scientifico a tutti gli effetti”. Anche sul classico va smontato uno stereotipo ovvero quello che è l’unica scuola che apre la mente.

Quarta e ultima tappa: i corsi di istruzione e formazione professionale.
In questo caso si dividono in triennali e quadriennali che comprendono la formazione di oltre venti qualifiche: abbigliamento, calzature, produzioni chimiche, edile, elettrico, elettronico, grafico, impianti termo idraulici, lavorazioni artistiche, legno, montaggio e manutenzione delle imbarcazioni da diporto, riparazioni dei veicoli a motore, meccanico, benessere, ristorazione, servizi di promozione ed accoglienza, segretariale, servizi di vendita, servizi logistici, trasformazione agroalimentare, agricolo. Il consiglio di Dell’Oro è chiaro: “I corsi professionali servono a diventare maturi, appassionano i ragazzi, permettono di recuperare alcune lacune. Tra questi ci sono molte realtà collegate alle aziende. La qualità cambia molto da centro a centro. Uno dei criteri per scegliere il corso adatto è la passione per un determinato lavoro”.