È un periodo di attese per il sindaco di Bisceglie Francesco Spina: attesa che il Pd sciolga la riserva sul suo tesseramento e su quello dell’intero Comune, attesa che i magistrati decidano l’esito dell’indagine che lo vede coinvolto. Perché Francesco Spina, finito nel turbine delle polemiche per il tesseramento di massa al Partito Democratico dopo una rocambolesca militanza partita dal centrodestra (Forza Italia, Puglia prima di tutto) e finita nel centrosinistra, passando naturalmente dal centro e dalle liste civiche (Udc), ha più di qualche cruccio.

Le inchieste
La prima – come riporta l’Huffington Post – risale al 2011 e a denunciarlo è stato niente di meno che il parroco del paese. Al centro della diatriba la cooperativa “Simpatiche Canaglie” alla quale don Fabio aveva affidato la gestione dell’asilo Gesù Fanciullo per tentare di salvare la struttura finita sul lastrico e con 23 dipendenti in cassa integrazione. Un’assegnazione a costo zero e con un’unica clausola: riassumere i lavoratori in base ai carichi di lavoro. Dopo l’accordo, don Fabio incontrò il sindaco Spina in Comune. Ne uscì con una denuncia presentata alla Procura per “minacce”. In buona sostanza – sostenne – il sindaco lo aveva minacciato, intimandogli di affidare ad un’altra cooperativa la gestione dell’asilo. Di qui le indagini a carico del primo cittadino che si concluderanno a giorni.

Ma non sarebbe l’unica, però. Perché anche la Procura di Lecce avrebbe aperto un fascicolo per verificare le procedure con le quali il Consiglio comunale di Bisceglie, nel 2011, approvò una variante al Prg per l’ampliamento della struttura turistico-alberghiera Masseria San Felice, di proprietà della famiglia del sostituto procuratore di Trani, Antonio Savasta. Ad essere coinvolto nell’indagine, non sarebbe, solo il dirigente dell’ufficio tecnico del Comune ma anche, i proprietari e i gestori della struttura e, appunto, il sindaco Spina. L’ipotesi di reato è abuso d’ufficio in concorso.

Se don Fabio sceglie di trincerarsi dietro i “no comment”, così non fa il presidente della Provincia. “Sto registrando la telefonata, glielo dico – chiarisce subito a ilfattoquotidiano.it – sono spaventato da quello che sta succedendo sulla stampa”. E via, sul tasto rec pronto a tenere traccia della sua arringa difensiva (che riporteremo fedelmente ma non integralmente essendo piuttosto lunga). “Nel 2013 – spiega il sindaco – subito dopo la mia rielezione, un asilo di Bisceglie ha licenziato in tronco 23 famiglie che si sono rivolte al loro sindacato Usspi. Con il segretario nazionale Nicola Brescia, il sindacato, mi chiese di concertare un tavolo istituzionale e io così feci con il prefetto della provincia e con le organizzazioni sindacali. Dopo questa concertazione e questo tavolo, questo prete chiese più volte di incontrarmi, alla presenza di altre persone è venuto a trovarmi in Comune e io ho saputo dopo che sotto la tonaca aveva un registratore”.

Spina racconta che durante l’incontro si raccomandò di non lasciare senza lavoro 23 famiglie, che nessuno dei lavoratori assunti era per lui conosciuto e mai li avrebbe voluti conoscere. “Successivamente a quell’incontro il parroco con questa registrazione di circa un’ora ha sporto denuncia, l’ho saputo mesi più tardi. La trascrizione della registrazione del parroco – continua Spina – è la prova provata della mia onestà personale”. Tutto qui? No, perché Spina tiene a precisare che “questo asilo è stato beneficiario, su istanza del mio concittadino parlamentare Francesco Boccia, di un contributo attraverso un provvedimento nazionale”.

Quanto all’altra indagine, il primo cittadino spiega di non aver mai firmato “atti unilaterali o monolaterali” relativi all’ampliamento della Masseria San Felice perché “sono competenze del Consiglio comunale e dei dirigenti”.

L’esito delle indagini dovrebbe arrivare a breve e con esse anche il responso del Partito Democratico nazionale, tirato per la giacchetta dai responsabili provinciali che non hanno voluto decidere da soli sul tesseramento di sindaco, assessori e consiglieri che sono tra l’altro i loro oppositori nell’assise cittadina. Intanto il segretario regionale, Michele Emiliano cinguetta: “Il prete e il sindaco hanno litigato. I due sono “come don Camillo e Peppone. Fantastica storia alla Guareschi”.