Mohamed Ben Mohamed, presidente del circolo culturale islamico di Centocelle, il centro di preghiera più frequentato di Roma, dice la sua sul dibattito in corso sul ddl Cirinnà sulle unioni civili. Già a giugno, al penultimo Family day, il suo intervento fu uno dei più applauditi dalla piazza e oggi, davanti alle telecamere de ilfattoquotidiano.it rincara la dose: “I gay non saranno mai dei buoni musulmani perché vanno contro natura e non seguono gli insegnamenti scritti nel Corano”. Nel testo sacro dell’Islam l’omosessualità è vietata espressamente: è un atto contro dio, eppure Allah ama l’uguaglianza. “Gli essere umani sono stati creati per uno scopo e questa scelta va in direzione contraria”, spiega l’imam della moschea capitolina che aggiunge: “La famiglia è un segno di dio che ha fondato l’esistenza umana sulle unioni fra maschi e femmine”. Non parlategli della stepchild adoption, la norma, contenuta nel ddl in discussione al Senato, che consente l’adozione al partner del genitore biologico: “Viola i diritti dei bambini di vivere coi genitori naturali e ad avere una vita normale. Ma soprattutto questa strada porta all’utero in affitto che è una nuova forma di schiavitù”. Posizioni ancora più conservatrici della Cei di Angelo Bagnasco e di quei politici della levatura di Carlo Giovanardi: “I paesi in cui l’omosessualità è reato? Fanno bene”. Ma che diritto hanno i credenti conservatori di decidere anche per chi non condivide i loro valori? “Nell’Islam – si difende l’imam – è garantito il diritto alla privacy. Ma è vietato fare certe cose pubblicamente così come divulgare certe idee”. Così l’Islam di casa nostra si schiera al fianco di chi, in nome della fede, vuole negare i diritti. Le stesse forze politiche contrarie alla costruzione delle moschee e dalla facile equazione Islam-terrorismo. “E’ vero – ammette Ben Mohamed – Ma pensano queste cose solo perché non conoscono la religione musulmana”  di Lorenzo Galeazzi, fotografia di Samuele Orini

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