“Ho deciso io che sarebbe morto”. Sono state frasi come questa, pronunciate al telefono da Marzia Corini e intercettate dai carabinieri, a mettere sotto accusa l’anestesista spezzina finita ai domiciliari per la morte del fratello Marco Valerio Corini, legale e amico di Gigi Buffon, che sarebbe stata causata dalla somministrazione di dosi massicce di medicinali. Nel corso della telefonata di gennaio finita agli atti e riportata da Corriere della Sera e Repubblica, la donna racconta a un’amica le ultime ore del fratello, morto il 25 settembre scorso a 52 anni.

L’avvocato, affetto da tempo da un tumore allo stomaco, aveva avuto una conversazione molto schietta con lei appena una settimana prima della sua morte, secondo quanto riporta la stessa sorella all’amica. “Devi dirmi tu quando non è più tollerabile la tua vita”, gli aveva detto lei e lui aveva risposto di avere “ancora il piacere” di vedere i suoi cari. “In realtà – dice dunque il medico all’amica – ho deciso io per lui quando non era più tollerabile… Non ce la facevo più a vederlo star male… Non aveva senso e lui era troppo attaccato alla vita per dirmi di farlo”. Quindi la frase centrale: “Hai capito che se non lo avessi sedato quel giorno lui non sarebbe morto?”.

Oltre che su questo punto, l’accusa insiste anche sulla scomparsa di un testamento che escludeva la dottoressa dall’eredità del fratello, al posto del quale è invece stato pubblicato un altro documento scritto a mano che lascia a Marzia un’eredità milionaria. Non sposato e senza figli, Corini era da pochi anni fidanzato con Isabel, una studentessa ventiduenne originaria delle Seychelles, sarebbe stata la destinataria originale del lascito da circa 5 milioni. È stata lei, insieme ad alcuni amici dell’avvocato, a denunciare la dottoressa oggi accusata di omicidio volontario aggravato. “Me la sentivo scivolare che mi avrebbe denunciato per omicidio”, dice la Corini all’amica. Giallo nel giallo, l’avvocato secondo il Corriere il 23 settembre avrebbe preso un appuntamento con un notaio. Ma è morto prima di arrivarci.

Nell’ordinanza il Gip descrive Marta Corini come una sorta di dottor Morte: “Ha praticato l’eutanasia con il padre, forse di altre persone, tanto che in una conversazione fa riferimento a una situazione simile e si rammarica di essersi trovata all’estero quando aveva la necessità di sedare il congiunto di un’amica”.