Un appuntamento fisso, ogni due settimane; almeno.
Vita, cronaca, cinema, lotta alla mafia, quotidianità e surrealtà, idee, musica, multipotenzialità e confusione. Oggi il punto della situazione.

Quo Vado. Non parlo di Checco ma parto dal titolo.
Quanti ancora ne parlano? Fenomeni di oggi talmente veloci che nonostante milioni d’incassi, articoli e chiacchiere relative, la nostra attenzione diserta perché calamitata immediatamente da altre realtà fugaci proposte senza differenza di gravità e d’importanza d’argomenti.
Avviene per le stragi, attentati, malefatte delle banche, alternano gossip, eventi sportivi e distrazioni continue che confondono e non finiscono mai.
Chi parla più di Parigi, oggi?
Chi si è domandato il significato del titolo “Quo vado”?
Chiedendo in giro molti mi hanno dato risposte improbabili come “è la storpiatura del film Quo Vadis”… Amara mancanza di curiosità.
Dove vado“, questo è, questo significa ed è sempre latino.

Non che io sia un latinista ma, davvero, oggi basta un po’ di curiosità per soddisfare la voglia di conoscenza. Attenti però, non fa comodo che la si abbia, dunque ci distraggono con sapienza per essere liberi di svolgere disastri a rotazione mentre noi ci intratteniamo con altro. Ma chi?
“Aaaahh Complottista!” Verrei tacciato immediatamente… viviamo nell’era del “Chiunque può dire qualcosa”, anche io, e mi indicheranno con indice indicatore d’accusa “anche tu sei qui che scrivi!”. Sì, lo hanno già espresso alcuni, nei commenti, dopo l’ultimo post. Specie chi non mi conosce.
Ora siamo nel 2016 e ben vengano i soliti detrattori a cui cercherò di rispondere ad uno ad uno quando varrà la pena.

Strano scritto questo, riflessioni d’inizio anno.
Quanto è noioso leggere lunghi post su FB.
“Ma va’?” commenterà qualcun altro, aggiungendo “e te ne accorgi ora?”.
Altrettanto noioso è leggere tanti piccoli post, quando inutili, ma…
Quando uno scritto ti cattura invece è meraviglioso e riesce a tagliare fuori il mondo assuefatto e assuefacente, esclude la curiosità di correre al post successivo con la speranza di trovare qualcosa di più interessante perché… ti rapisce.

Ora, voglio dare un appuntamento fisso, ogni due settimane; almeno.
C’è tanto da analizzare e questo spazio su ilfattoquotidiano.it vorrei che fosse una finestra che possa lasciare una traccia importante, se no viva lo spazio virtuale dedicato alle minchiate che abbondano in rete.
Ho, dunque, bisogno di voi, della critica e del dissenso, dei punti di vista discordanti… poi l’eventuale consenso, il plauso, poi – forse – il compiacimento.
Il confronto è stato quasi annullato o relegato a piccoli spazi fini a se stessi.

Viviamo nell’analfabetismo digitale e la spocchia generale che porta a ritenersi sempre competenti su qualsiasi argomento, giudici e sentenzianti, sprofondati nell’ignoranza della propria incoscienza.
L’Italia è il paese della chiacchiera mentre chi fa fatti, li fa sopra di noi e contro chi riflette.
Ho riflettuto – molto – e concluso un anno pazzesco, il 2015 impegnato tra comunicazione per la lotta alla mafia e la progettazione delle nuove azioni per questo 2016.

Riflettuto e rivisto le priorità. Il primo minuto del primo giorno del 2016 mi ha portato via Primo, il primo amico con cui abbiamo studiato seriamente la scrittura metrica del rap italiano. Non c’è tempo, bisogna fare, ora.

Il punto è che scrivere è una cosa talmente importante e personale che non esistono leggi. È arte. Oggi, non si scrive in un quotidiano solo per dare un’informazione, ancor meno su un blog. Non c’è tempo di sentire tutte le campane ma è per questo che ognuno può decidere se scrivere e come scrivere, e su cosa scrivere; così chi legge, può e deve decidere nella massima libertà e, ancor più, sceglie se rispondere immediatamente con opinioni nei commenti.

Sono qui per creare un flusso biunivoco di energie, voi sapete, avete altre idee, e tutto questo è importantissimo per chi come me vive di scrittura e costruzione di mondi a partire da idee e parole da trasformare in fatti reali.
La conoscenza non è abbastanza, dobbiamo studiare.
La determinazione non è abbastanza, dobbiamo fare.
Perso nel flusso delle cose per “comprendere”, David alias Primo, mi ha riportato al punto di partenza. E non è non facile.
Quando tutto è confuso, nonostante sembri normale, un sorriso può spiazzarti e risvegliarti. Ciao frate’.