“Le regole cambiano, se uno zombie ti mangia il cervello”: non è fantascienza, è norma. Almeno per Amazon. Il colosso statunitense ha lanciato Lumberyard Materials, un sistema per la creazione di videogiochi. E fin qui, nulla di strano. Nel farlo ha allegato, come è prassi, dei termini di utilizzo in linguaggio specificati strettamente legale, e anche qui tutto secondo copione: il sistema non deve essere usato per interagire con macchinari importanti come droni, attrezzature nucleari e mediche, armi belliche e via cavillando.

Fino a che, alla clausola 57.10, i termini di utilizzo di Amazon Web Services non ammettono una deroga: “Queste restrizioni – hanno scritto legali e programmatori, possiamo immaginare divertendosi abbastanza – non saranno applicate nell’eventualità (certificata dal Centro Statunitense per il controllo delle malattie o da un organo equivalente venuto dopo di esso) del diffondersi su larga scala di una infezione virale trasmessa attraverso morsi o contatto con fluidi corporei che causi la rianimazione dei cadaveri umani e li spinga a ricercare carne umana, sangue, cervelli o tessuto nervoso, e con tutta probabilità questo evento porti alla fine della civiltà umana”.

In altre parole: se ti trovi in mezzo a una situazione dannatamente seria come l’Apocalisse Zombie lascia stare, puoi fare quello che vuoi, Amazon non se la prenderà. Un po’ un monito da Guerra dei Mondi, un po’ una supercazzola. Non si capisce bene come un videogioco possa tornare utile in caso di attacco dei morti viventi, ma è comunque rassicurante sapere che Amazon ti copre le spalle. Solo se utilizzi i suoi server, però: su questo, riporta il Guardian, non sono previste eccezioni. Tutti avvisati.